Fra i gruppi pop rock che dominano la scena mainstream, i Florence and The Machine non sono fra le realtà più entusiasmanti, ma hanno un pregio: in Florence Welch questi anni '10 hanno trovato la loro voce femminile.

Iconica come Björk, immediatamente riconoscibile come Skin, la brava cantante londinese è il vero volto del pop rock femminile di questo angolo di ventunesimo secolo, così come Janis Joplin e Grace Slick lo erano alla fine degli anni '60. La band, i brani, gli arrangiamenti, gli spettacoli dal vivo: tutto sembra costruito intorno al talento e al carisma di Florence per esaltare al massimo le sue straordinarie doti di interprete e performer.

In ogni caso si tratta di un ruolo di cui la musica leggera, e il rock in particolare, ha sempre bisogno per bilanciare l'eccessivo machismo e maschilismo che da sempre domina la musica “elettrica” (Nickelback? Qualcuno ha detto Nickelback?).

Art rock, indie rock, baroque pop: quale che sia l'etichetta che più rappresenta i Florence and The Machine, il loro nuovo album How Big, How Blue, How Beautiful rappresenta prima di tutto il potente manifesto di una nuova protagonista femminile delle classifiche pop rock, dopo la morte di Amy Winehouse e la scomparsa nel nulla di Adele.

HBHBHB – come già è stato ribattezzato il disco dalla stampa – è composto da undici tracce all'insegna della tecnica vocale e della definizione di un proprio stile canoro riconoscibilissimo. Florence Welch è davvero una cantante completa: melodie principali, cori, sovraincisioni, movimenti domanda-risposta, fa tutto lei. Tuttavia il suo protagonismo non è mai fastidioso, semmai un po' stucchevole in certi momenti dell'album. Ma anche Freddie Mercury a volte era stucchevole, se è per questo.

La voce di Florence è in grado di passare con la massima naturalezza dal calore e dalla potenza del suo registro tenorile – il suo vero marchio di fabbrica – a guizzi di falsetto a un cantato morbido e sensuale al limite del sussurrato. Registri, dinamiche, interpretazione si fondono perfettamente fino a formare un continuo ondivago di pura espressione musicale.

HBHBHB si apre con l'incalzante singolo Ship To Wreck, batteria andante e un mix di chitarre acustiche ed elettriche che danno la giusta spinta d'inizio all'album. Si prosegue con What Kind Of Man, il “singolone” da apertura di concerto, con quel suo intro a corona di tastiera e voce e poi dal nulla l'attacco deciso del riff di chitarra. È uno di quei momenti in cui la performance di Florence Welch può risultare stucchevole, come si diceva, ma senz'altro risulta interessante il mix fra il suo virtuosismo vocale e una base musicale che poteva essere stata scritta dal Beck dei tempi d'oro.

Non mancano, naturalmente, momenti di puro sfoggio del cantato: How Big, How Blue, How Beautiful, Various Storms & Saints e St Jude, con il loro minimalismo strumentale, fanno da buon contrappunto dinamico a pezzi dal solido impianto indie rock come Queen Of Peace e Delilah, in cui Florence Welch sfoggia davvero il massimo delle sue abilità.

Questi malinconici inglesi, con la loro carismatica leader, possono piacere o non piacere. In ogni caso bisogna riconoscere loro il merito di essere passati dal gruppo “da hipster” che erano ai tempi dei loro primi due album a modello di un nuovo pop rock senz'altro segnato da un velato divismo ma comunque nutrito da un autentico talento musicale.

Informazioni sull'autore
Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.