Quando si parla di basso elettrico, non si può ignorare uno degli artisti che più hanno contribuito a elevarlo al rango di strumento solista: Marcus Miller, da poco uscito con il suo nuovo album Afrodeezia.

Mentre ci vorrebbero giorni per elencare tutti i guitar hero che hanno segnato la musica degli ultimi decenni, la lista dei bassisti virtuosi che hanno reso popolare il loro strumento presso il grande pubblico si riduce a una manciata di nomi: James Jamerson, Jaco Pastorius, Larry Graham, Stanley Clarke, Victor Wooten, Billy Sheehan, Flea, Steve Harris e pochi altri. Miller occupa senz'altro un posto fra questi grandi, essendosi costruito nel tempo una carriera – iniziò negli anni '80 al fianco di Miles Davis – e soprattutto uno stile musicale personalissimo che ne fanno uno dei musicisti oggi più amati anche dai non addetti ai lavori.

Non c'è bisogno di ricordare tutte le sfaccettature di questo poliedrico artista newyorkese: turnista, compositore, frontman, clarinettista, sassofonista, tastierista, chitarrista. E bassista, naturalmente. Come se questo talento naturale non avesse già abbastanza qualità e riconoscimenti, dal 2012 Miller è anche "Artist For Peace" e ambasciatore dell'Unesco per lo Slave Route Project, organizzazione che mira a diffondere la memoria storica della tratta degli schiavi nelle diverse parti del mondo.

Proprio in questa dimensione "ancestrale" Afrodeezia trova la sua ispirazione primaria. A differenza del precedente lavoro, Reinassance del 2012, più solidamente impostato su sonorità funky fusion, questa volta Miller decide di abbracciare la world music in tutte le sue declinazioni. Ascoltare Afrodeezia è come fare un viaggio attraverso terre, continenti e culture musicali. In generale non sono estranee certe influenze degli Weather Report più "etnici".

«La forza della musica non ha limiti – ha detto Miller – Attraverso gli spirituals, il jazz e la soul siamo stati in grado di preservare la nostra storia, dato che tutto il resto era stato cancellato. Quello che volevo era andare alla fonte dei ritmi che rendono così ricco il nostro retaggio musicale, seguire le loro orme dalle origini in Africa fino agli Stati Uniti». Fra l'altro Afrodeezia è il primo album del grande bassista a uscire per la Blue Note Records.

Il brano d'apertura, Hylife, è sicuramente il più "milleriano" (è stato anche il primo singolo estratto): tema di basso in slap e un groove deciso che segnano la linea di continuità con i lavori precedenti. Il tutto però rinfrescato da una spolverata di percussioni e cori africani che ci indicano subito quale sarà l'impostazione del disco. Preacher's Kid è una preghiera gospel che si trasforma subito in una jazz ballad, Son Of Macbeth è dominata dal suono delle marimbas, mentre B's River si apre con un tema di sintir, una specie di basso tradizionale africano suonato dallo stesso Miller.

Come tutti i fan di Marcus Miller sanno bene, i suoi dischi rappresentano anche un viaggio attraverso diversi stili e tecniche di esecuzione, e quest'ultimo lavoro non è da meno. Non c'è solo slap – che sicuramente rimane il suo marchio di fabbrica – ma anche fingerstyle, palm muting, incursioni di tapping qua e là (come in B's River), basso fretless (I Still Believe I Hear), persino quello che sembrerebbe un accenno di suono plettrato (Papa Was A Rolling Stone).

Marcus Miller non smette di fare grande musica con un approccio eclettico e sempre aperto a nuove contaminazioni. Se ve lo siete perso il 2 aprile ai Magazzini Generali potete sempre rimediare il 28 luglio a Lucca.

Informazioni sull'autore
Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.