Con il primo album solista aveva dato prova di saper sopravvivere agli Oasis. Ma è con il secondo lavoro dei suoi High Flying Birds – Chasing Yesterday – che Noel Gallagher sforna un grande disco.

L'album arriva a tre anni e mezzo dal precedente – e fortunato – album omonimo, con il quale aveva Gallagher iniziato a costruirsi una carriera solista dopo la fine impietosa degli Oasis. Era evidente il confronto-scontro con il fratello: Liam non aveva trovato niente di meglio che cambiare nome al gruppo continuando a proporre la stessa musica degli Oasis (diventati Beady Eye) e di Noel. Ma le vendite non andarono troppo bene e il gruppo si sciolse frettolosamente nel 2014.
Noel cominciò a lavorare su quello che sarebbe diventato Chasing Yesterday nel 2013 e le aspettative erano già decisamente alte: «Il nuovo album di Noel è davvero grande – dichiarò il produttore Mark Coyle a NME – Mi ricorda alcuni aspetti di Definitely Maybe perché è così naturalmente esaltante. Quel ragazzo è di un altro pianeta». E c'era da credere a Coyle, visto che proprio lui aveva prodotto l'album d'esordio degli Oasis.
Ora che l'album è uscito, si può dire che le aspettative sono state confermate in pieno. Con Chasing Yesterday, Noel Gallagher dimostra una maturità artistica prima d'ora insospettabile. Se ci ricordavamo di lui come lo strimpellatore di accordoni in canzoni pop dal tempo rilassato, ci sbagliavamo. Il nuovo album supera nettamente quello d'esordio in respiro dinamico, padronanza del songwriting e varietà di atmosfere.
Il titolo viene da una strofa della settima traccia, While The Song Remains The Same: "It's a shame her memory fades to grey / We get love, get lost and end up chasing yesterday".
Intendiamoci: musicalmente non si tratta di nulla di nuovo, ma in compenso abbiamo dieci brani di rock fresco e buono. Soprattutto, in un periodo di "svalutazione" dell'album come formato, Noel Gallagher realizza un vero LP. Non un concept album, ma comunque un'opera unitaria da ascoltare dall'inizio alla fine. Rumori, parlati, stacchi "one-two-three-four" sono infatti le costanti cerniere fra un pezzo e l'altro del disco: un vecchio trucchetto riattualizzato.
In The Heat Of The Moment non poteva che essere la hit dell'album e giustamente è stato il primo singolo estratto, quello in cui il retaggio britpop è più evidente. Ma l'ispirazione non si ferma alla nostalgia per il periodo Oasis, anzi. Ci sono pezzi un po' in stile Foo Fighters, dal beat sostenuto e dalle melodie infallibili, come Lock All The Doors e You Know We Can't Go Back; ma anche brani decisamente più ricercati come Riverman – la opening track – e The Right Stuff, dalle atmosfere cupe e aperti a lunghe improvvisazioni stile jam session anni '70. C'è poi quella piccola perla che è The Ballad Of The Mighty I, il secondo singolo estratto, un pezzo dalle armonie sorprendenti che si avvale della collaborazione di Johnny Marr degli Smiths.
Certo, Noel Gallagher continua a essere l'antipatico, imbronciato, scontroso e presuntuoso personaggio che è sempre stato. Ma con questo album dimostra di avere anche qualcosa da insegnare a tutti.

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Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.