Animo sperimentatore, profilo defilato, gusto pop: se volessimo tentare un'estrema sintesi del nuovo album dei Tame Impala, questi sarebbero i paletti da fissare subito. Ma non è di riassunti che si nutre questo bizzarro pop psichedelico.

In genere questo termine, psichedelia, rappresenta nel vocabolario della pop culture un fossile di un trapassato mitologico di cui le generazioni più giovani hanno un'immagine tutta olografica, o nel migliore dei casi un vecchio residuato bellico di irriducibili fricchettoni fuori tempo massimo. Eppure non ci sembra un vezzo da nostalgici rivitalizzare il termine e riferirlo alla contemporaneità. Nel peggiore dei casi, si tratterà di attualizzare una tendenza che forse non è stata ancora cancellata dal bagnasciuga delle mode musicali.

Come è sempre più evidente, “Tame Impala” è il nome dato a un progetto musicale che in realtà è il prodotto di una sola mente, quella del leader, songwriter e polistrumentista Kevin Parker. Composizione, registrazione di tutte le parti strumentali, mix, produzione: tutto lavoro del solo Parker, questo solitario factotum/eremita australiano dell'indie rock.

Le suggestioni di Currents sono molteplici e variegate. Il lavoro si presenta come un collage sonoro, un patchwork tutto postmoderno che cuce insieme reminiscenze pop e rock di varia estrazione. Se gli MGMT fossero stati una cover band dei My Bloody Valentine probabilmente avremmo ascoltato un sound vagamente affine. Melodie in falsetto su riff distorti, uso massiccio di tastiere e synth su groove down-tempo: tutto questo non è un approccio nuovo per l'indie rock, ma è l'estro di Parker unito a una buona dose di gusto naïf a renderlo fresco come se fosse la prima volta.

C'è poi un criterio di arrangiamento e di modulazione delle dinamiche che non ha nulla a che fare con l'impostazione rock ma semmai deve tutto al mondo dell'elettronica e dei remix. Pur mantenendosi sempre entro una fascia dinamica mediana – senza grandi oscillazioni per tutta la durata dell'album – Currents non risulta mai monotono. Interruzioni e riprese brusche di alcune parti strumentali, manipolazione dei suoni, uso abbondante di sequencer: tutte tecniche mutuate dalla migliore scena elettronica degli ultimi tempi, Caribou e Jamie xx in primis.

Currents è un ascolto fuori dal tempo, il canto di una sirena immaginata fra le nebbie di un'ipnosi indotta dall'alcol e comunque veritiera. Come stile è del tutto astorico e postmoderno, come melodie è fresco e seducente. L'importante è non rimanere invischiati nella prima impressione di “bubblegum pop” del nuovo millennio.

Lo spirito aperto alla sperimentazione è evidente sin dalla prima traccia: Let It Happen, una bizzarra suite di otto minuti che recupera suggestioni new wave, shoegaze, pop ed elettroniche per darle in pasto a un arrangiamento schizoide che potrebbe competere con il Franco Battiato più avantgarde. Ci sono esperimenti in embrione, intermezzi onirici da un minuto e mezzo che se ne vanno come sono venuti: Nangs, Gossip e Disciples, che passano poi il testimone ai “singoloni” Eventually e 'Cause I'm A Man. Un pezzo come Past Life sembra un Caribou tirato giù di metronomo, mentre la splendida Yes I'm Changing potrebbe essere stata scritta dai migliori Slowdive (in ogni caso, l'ascolto di questo pezzo è caldamente consigliato a tal proposito).

Da un calderone ricolmo di echi e suggestioni vecchie di vent'anni Kevin Parker è riuscito a tirare fuori la musica più nuova e interessante della scena indie internazionale. Migliore disco del 2015 finora? Forse sì.

Informazioni sull'autore
Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.