A molti i Verdena potrebbero sembrare degli eterni ragazzini. Ma – sindrome di Peter Pan a parte – con Endkadenz Vol. 1 dimostrano una cosa importante: che il rock alternativo in Italia non è affatto morto.

Il nuovo album arriva a quattro anni di distanza dal precedente Wow, un ambizioso album doppio composto da 27 tracce. E sembra che i ragazzi di Bergamo abbiano voluto riprenderne la struttura e il respiro anche per la loro nuova creatura discografica: Endkadenz Vol. 1 – come il titolo suggerisce – è la prima parte di un progetto inizialmente concepito come un unico album doppio. L'uscita del Vol. 2, per volere della Universal, è prevista per l'estate.

In realtà, sostiene il gruppo, l'estensione del progetto è stata del tutto casuale: «Il disco era praticamente finito un anno e mezzo fa – ha detto la bassista Roberta Sammarelli – Ma siccome il registratore era in manutenzione e non potevamo registrare i brani, abbiamo continuato a scriverne altri». E Alberto Ferrari aggiunge: «Senza l'intoppo del registratore sarebbe stato un disco completamente diverso».

Casualità a parte, è sempre difficile decifrare le reali intenzioni dei Nostri, che non si distinguono certo per esibizionismo mediatico. Ma nella loro riservatezza i Verdena sono stati capaci di costruire nel tempo – dal disco d'esordio omonimo del 1999, appena ventenni – un percorso artistico coerente, consapevole e soprattutto fregandosene delle convenzioni dello show business. Una scelta coraggiosa, che oggi consente loro di considerarsi fra i gruppi più importanti – e sempre promettenti – della desolata scena rock nostrana. E forse sarà la volta buona che riusciranno a scuotersi via di dosso la ridicola etichetta di "Nirvana italiani" che da sempre li identifica.

Musicalmente, Endkadenz Vol. 1 si distingue dai precedenti lavori della band per un taglio più "grezzo" degli arrangiamenti: diversamente da Requiem e Wow, album composti essenzialmente in studio – Endkadenz nasce in sala prove dalle jam session della band; inoltre non ci sono seconde voci, compensate dal pesante uso del fuzz sulla voce di Alberto Ferrari, che infatti osserva: « È un disco costantemente "in rosso", costantemente in picco sul mixer». Ma dall'altro lato vengono anche esplorate sonorità più acustiche: ottoni, pianoforte, chitarra acustica fanno da contrappunto anche nei momenti più "distorti" dell'album.

Un po' esageri è il primo singolo estratto, e giustamente la band ha puntato sul brano più immediato e orecchiabile, con le sue sonorità garage e melodiche. Ma il disco è buio e tormento, come si addice alla fama "tenebrosa" della band: Ho una fissa, Rilievo, Derek sono brani di una dimensione musicale ansiogena che lascia davvero il segno. L'album sviluppa poi momenti di maggiore distensione armonica in cui le melodie vocali si appoggiano su morbidi tappeti di pianoforte o chitarra acustica: e così per esempio in Vivere di conseguenza e Nevischio. Il disco è davvero un'opera unitaria, concepita per essere ascoltata dall'inizio alla fine: la modulazione di dinamiche e armonie dal primo brano all'ultimo insegna a tutti – a prescindere dal genere musicale – come si dovrebbe strutturare un album degno di tal nome.

Adesso aspettiamo l'uscita di Endkadenz Vol. 2 per vedere dove andrà a finire tutto questo. Comunque, se i Verdena sono oggi una delle migliori rock band italiane è solo merito loro.

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Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.