Ci sono molti falsi miti sulle licenze Creative Commons. Il problema principale è che tutti ne parlano ma pochi sanno di cosa si tratta veramente.

Primo fra tutti: le licenze CC non costituiscono una forma di tutela del copyright di un'opera (di un brano, visto che parliamo dell'ambito musicale) ma solamente le condizioni della sua distribuzione stabilite dall'autore, una licenza d'utilizzo per l'appunto.

Secondo: come diretta conseguenza, le licenze CC non rappresentano un'alternativa all'ente di gestione dei diritti d'autore (in Italia la Siae). Creative Commons non è, neanche da un punto di vista legale, un intermediario fra l'autore e i suoi diritti di copyright e non prevede ridistribuzione sotto forma di royalties dei proventi della propria opera.

L'idea di un modello di gestione del diritto d'autore flessibile e al passo coi tempi nasce sulla spinta della diffusione dei software liberi e open source. Ed è a questa filosofia "open" del nuovo web che CC si rifà: "La missione di Creative Commons – si legge sul sito – è sviluppare, supportare e mantenere un'infrastruttura giuridica e tecnica che massimizzi la creatività digitale, la condivisione e l'innovazione. Il nostro obbiettivo altro non è che realizzare il pieno potenziale di internet – l'accesso universale alla ricerca e all'istruzione, la piena partecipazione alla cultura – per aprire la strada ad una nuova era di sviluppo, crescita e produttività".

In questo senso Creative Commons propone un modello di copyright a metà fra il "tutti i diritti riservati" e il pubblico dominio: la formula è quella di "alcuni diritti riservati", che è l'autore stesso a scegliere. Il vantaggio di CC è la standardizzazione: invece che doversi scrivere da solo una licenza giuridicamente complessa, l'autore può fare affidamento su un set di licenze standard e di facile comprensione.

Sono quattro le clausole che l'autore può scegliere per la creazione della licenza: attribuzione (obbligo di indicare la paternità dell'opera); non commerciale (sono vietati utilizzi a scopi commerciali); non opere derivate (non si può modificare l'opera originale); condividi allo stesso modo (se la modifica è permessa, si può distribuire l'opera risultante solo con la stessa licenza di quella originale). Dalla loro combinazione derivano i sei tipi di licenza Creative Commons: attribuzione; attribuzione, condividi allo stesso modo; attribuzione, non opere derivate; attribuzione, non commerciale; attribuzione, non commerciale, condividi allo stesso modo; attribuzione, non commerciale, non opere derivate.

Molti siti pubblicano contenuti esclusivamente con licenze Creative Commons: per esempio la Camera dei Deputati, il blog di Beppe Grillo, Wired. Per la musica il più grande catalogo di brani con licenza CC è sicuramente Jamendo, che è anche un'ottima vetrina per le band emergenti.

Informazioni sull'autore
Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.