Lo dico sempre a tutti coloro che visitano il nostro Centro Missionario: «Il Pime non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza». Da qui, nel corso degli anni, sono partiti molti missionari.

E quindi, agli amici di Cluster vorrei dire la stessa cosa! Sono appena arrivati, eppure vorrei che già partissero (!), sempre in movimento, sulle note di spartiti ancora inediti... Vorrei che ci aiutassero a capire qualcosa dell'uomo e qualcosa di Dio. Perché a questo serve la scala musicale. A farci salire. Sento vere le parole di Elie Wiesel che paragona la musica ad una scala. Non ad una scala qualsiasi, ma alla scala di Giacobbe: «La musica è la scala di Giacobbe che gli angeli hanno dimenticato sulla terra». Nella visione di Giacobbe raccontata in Genesi si legge, infatti, che «una scala poggiava sulla terra, mentre la cima raggiungeva il cielo e gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa» (Genesi 28,12). A questo serve la scala musicale, a raggiungere il Cielo!

Una poetessa a me molto cara, poco conosciuta, ma dai versi incandescenti, come Vicky al pianoforte, si sentiva abitata da un grido. Le sue parole mi ricordano "l'urlo" o "il grido" di Edvard Munch, espressione di angoscia e di ricerca di senso: «Sono abitata da un grido/ – scrive Sylvia Plath – Di notte esce svolazzando / in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare». Vorrei che Cluster ci aiutasse ad articolare questo grido, a renderlo comprensibile e farne coro di voci e preghiera e supplica a Dio perché ci accordi gli uni gli altri, fino a quell'unisono d'anime che è l'amore stesso. Ne sono sicuro: la musica serve a superare le incomprensioni, le molteplici lingue della Babele di questo mondo, e ci fa approdare a qualcosa di universalmente comprensibile. Un grande teologo del novecento, Karl Barth, sosteneva che in paradiso, dopo la confusione dei nostri giorni, ci sarà un'unica lingua, la sola adeguata alla liturgia celeste: la musica di Bach.

Se la scala musicale ci fa ascendere a Dio, nondimeno la grande musica educa, qui ed ora, chi la esegue e chi la ascolta. Perché è una musa travolgente che non ammette le mezze misure. Non sta con la mediocrità, ma ambisce al buono, al bello e al vero. «L'uomo che non ha musica dentro di sé (...) - afferma Shakespeare, nel suo Mercante di Venezia - è pronto ai tradimenti, agli inganni e alle rapine», mentre auguro a tutti gli amici di Cluster di accettare la sfida e chiedo per loro il coraggio di affrontare le note di spartiti ancora inediti perché non scritti da mano d'uomo. In bocca al lupo!

 

Padre Alberto