Giacomo Zambelloni e Giulio Farinelli: gli articoli che hanno scritto sono stati seguiti da migliaia di lettori. Ricordiamo il più visitato. ClusterNote inizierà a collaborare stabilmente con loro dal prossimo aprile. Li abbiamo intervistati per sapere un po’ di più sulla loro attività.

Cosa troveremo nei vostri articoli?
«Quando cominci a fare il fonico una delle prime cose che ti dicono è che da quel momento in poi smetterai di ascoltare la musica senza porti una miriade di domande: come hanno ottenuto quell'effetto? Quanto ha influito il contributo del produttore artistico sul disco? Come sono arrivati a quel suono specifico? Che tipo di riverbero è stato usato per creare un determinato mood sulla voce? Chi ha suonato alcune piccole parti aggiuntive? Come sono nati i testi? In quale contesto storico preciso?
In fondo se uno come Butch Vig contatta i suoi colleghi spinto dalla curiosità di sapere come sono stati realizzati determinati suoni, allora sarebbe bello che tutti noi fossimo mossi dalla stessa curiosità. Partiremo quindi dall'analisi di dischi e del lavoro di produttori di valore per arrivare a descrivere tecniche di produzione che hanno influenzato la discografia fino ai giorni nostri. Il tutto corredato da un approfondito lavoro di ricerca di fonti affidabili.»

Il vostro studio si chiama EverybodyOnTheShore. Ma che cos’è esattamente?
«In realtà non è così facile da spiegare. Prima di tutto siamo due fonici, Giacomo Zambelloni e Giulio Farinelli che collaborano nella realizzazione di dischi di vario tipo, dal rockabilly all’indie, dal punk al pop, lavorando talvolta separatamente, molte altre insieme con un particolare affiatamento. Il nome è nato quando lo studio che ora è il nostro headquarter, era usato dai Kafka On The Shore, band italo tedesca che inventò il Pirate Porno Mexican Rock, per le proprie produzioni. Allora si pensò di allargare quel tipo di collaborazione, basata sulla spontaneità e sulla voglia di sperimentare nuovi suoni, ad altri musicisti della scena indipendente. Abbiamo così lavorato con diversi artisti e produttori cercando sempre di interpretare al meglio le esigenze dei singoli progetti, incidendo in diversi studi sparsi per l'Italia.»

Ha ancora senso il concetto di Studio di Registrazione ora che la tecnologia permette di realizzare musica negli Home Studio?
«Per il modo in cui piace fare i dischi a noi e agli artisti con cui lavoriamo, lo studio di registrazione, inteso proprio alla vecchia maniera, è un ambiente imprescindibile! Un ambiente da cui trarre ispirazione, dove concentrarsi sul processo creativo. Un ambiente che ha un suo suono e un suo carattere, ossia un'anima.»

Lavorate in presa diretta?
«Assolutamente. È l'unico modo per catturare l'interplay che si crea tra i musicisti; è molto più divertente per chi suona, è molto più facile determinare se un pezzo funziona o meno sin dalla prima take, è più funzionale se si vuole sperimentare strutture o arrangiamenti alternativi. Per tutto questo è però necessario un ambiente studiato appositamente per registrare: nella nostra idea di produzione tutto dev'essere a portata di mano, pronto, cablato, affinché ogni idea possa essere incisa nella maniera più fluida possibile. Stiamo parlando di una rivisitazione delle prese dirette che si facevano negli anni 50/60, quando un'intera band veniva ripresa molto spesso con una coppia di microfoni a nastro. Ora registriamo in maniera separata e controllata ogni sorgente. In realtà non è nulla di nuovo, in America la gran parte dei dischi viene fatta in questo modo. Un altro aspetto importante è il concetto di registrazione su nastro. Le bobine costano tanto e durano poco: la consapevolezza del musicista di non avere infinite possibilità di ripetere una parte rende la performance più attenta e sentita, così anche ogni piccolo errore rende tutto più umano.»

Quindi è da questo approccio che nasce il format audio/video diffuso da Rockit All Around Sessions? Parlatecene un po'.
«Esatto, è stata una naturale conseguenza del nostro modo di lavorare. Allo stesso tempo vuole essere la celebrazione di quella modalità di produzione. Il risultato non sono dei veri e propri live, bensì produzioni discografiche, manchevoli solo delle sovraincisioni che invece normalmente facciamo sui dischi. La puntata pilota che facemmo con Joan Thiele ci permise di avviare una collaborazione con Bantamu (il più grande hub italiano per professionisti audio e video) in qualità di sponsor tecnico. Dopodiché abbiamo registrato vari artisti della scena indipendente in alcuni degli studi più interessanti d'Italia realizzando un totale di sette puntate che potete trovare a questo link

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Conoscete bene la Scuola di Musica Cluster sponsor ufficiale del blog ClusterNote?
«Cluster la conosciamo da diverso tempo: è una splendida realtà di aggregazione di giovani e di musicisti. Al suo interno collaboriamo con alcuni insegnanti e abbiamo conosciuto studenti che oggi sono diventati dei professionisti della musica in tutta Europa. È una scuola che abbiamo visto crescere e affermarsi nel corso degli anni. Siamo molto contenti che ci sia una sezione nel blog dedicata al nostro lavoro.»

A questo punto non possiamo fare altro che salutarli, ringraziarli e aspettare i loro articoli. Saranno molto approfonditi ed è per questo che avranno cadenza mensile.