Quando dico che sono un'attrice laureata in biologia la gente si sorprende sempre e ormai mi sono abituata a raccontare la storia di una laurea lasciata nel cassetto per inseguire un sogno artistico.

Stavolta è toccato a me restare stupita e affascinata di fronte a Emanuele Bazzotti, che dal 2006 insegna chitarra elettrica alla Scuola di Musica Cluster, musicista laureato niente meno che in Ingegneria Areospaziale!

Come è successo?

"Ho cominciato a suonare la chitarra elettrica quando avevo 14 anni, poi, finite le superiori, ho iniziato a prendere lezioni e contemporaneamente mi sono iscritto a Ingegneria Aerospaziale. Dopo la laurea mi sono dedicato totalmente alla musica, ho fatto il CPM ad indirizzo rock sotto la guida di Donato Begotti."

Intanto hai cominciato a suonare?

"Sì, ho suonato in diversi gruppi di cover band e adesso suono stabilmente in un coro che si chiama Shekinah, con cui siamo in partenza per una tournée in Israele."

Quindi tu suoni, insegni e scrivi. Parliamo di tutte e tre le attività

"Suonare è la vocazione della mia vita. Crescendo si fanno tante esperienze finché ne incontri una che ti riempie, che si allinea con la tua anima: questa per me è stata la musica. Ho la fortuna di far coincidere lavoro e passione. La musica aiuta a lavorare su se stessi, a cercare dentro di sé le vere motivazioni, lo scopo della propria vita. E poi rilassa, dà energie positive per affrontare tutto il resto!"

Insegnare invece?

"Per me vuol dire educare, dal latino ex-ducere: tirare fuori. Quindi per me insegnare significa tirar fuori il meglio dall'allievo, più che mettere dentro quello che sono io. Mi piace molto e la sento come una scelta personale. Fin dall'inizio mi ha appassionato l'idea di poter condividere con altre persone il percorso che ho fatto io."

Com'è il rapporto con i tuoi allievi?

"Io cerco di avere una posizione "da esperto", non sullo stesso piano degli allievi, perché voglio essere una figura di riferimento per loro. Mi sforzo di stare molto attento al loro percorso personale. Il mio programma didattico si adatta alle diverse esigenze di ciascuno; una cosa è insegnare a un rockettaro, un'altra a un allievo a cui piace la chitarra elettrica o acustica. Certo, ho un programma standard che permette di imparare a suonare lo strumento, poi ognuno, anche con il mio aiuto ovviamente, troverà la sua strada e il suo repertorio."

C'è un episodio del tuo percorso didattico particolarmente significativo per te?

"Sì, una volta che un mio allievo suonò "Tender Surrender" di Steve Vai, che io non sono capace di suonare! Oltre alla grande soddisfazione questo episodio è la sintesi del mio metodo: io fornisco le basi, ma ognuno deve avere la libertà di suonare quello che gli interessa. L'ho imparato quando studiavo a mia volta: spesso mi venivano insegnate cose che non mi interessavano. E invece è importante lasciare una parte del programma a libera scelta dell'allievo."

Come hai cominciato a scrivere?

"Un po' per caso. La rivista "Strumenti Musicali" cercava qualcuno che si occupasse della chitarra elettrica e io, essendo anche ingegnere, avevo un bagaglio tecnico che mi permetteva di scrivere con competenza. Piano piano mi sono creato una rete di contatti che mi tengono informato su quello che succede nel mondo della chitarra elettrica."

Insegnare, suonare, scrivere: che importanza hanno nella tua vita?

"Fare il musicista vuol dire tante cose, non solo suonare uno strumento, ma crearsi dei contatti e saperli mantenere. L'insegnamento a sua volta è collegato alle nuove tecnologie. Insomma è tutto concatenato, come nella vita. E poi c'è lo studio di registrazione. Quando incido col mio gruppo (con cui siamo al terzo disco) è sempre un'esperienza molto arricchente. Creare da zero qualcosa è un aspetto importante per un musicista. In più mi interesso anche all'arrangiamento."

Immagino tu sia molto a favore della tecnologia in campo musicale

"I chitarristi si dividono in due categorie: gli amanti del vintage e gli amanti del moderno. Io sono a metà. Gli amanti del moderno sono più al passo coi nostri tempi. Ma capisco l'amore dei vintage per le chitarre come le facevano una volta."

Perché le chitarre erano migliori in passato?

"Una volta c'era un diverso trattamento del legno, gli alberi venivano tagliati non per ottimizzare la produzione ma per prenderne le vene migliori. Adesso, producendo in serie, i tagli sono di qualità inferiore. Quindi per avere una buona chitarra bisogna farsela fare a mano."

Però grazie alla tecnologia la vita del musicista è cambiata

"Oggi abbiamo talmente tante possibilità di studiare la chitarra, che tutto è diventato più facile. Ci sono tantissimi siti di didattica dove imparare i brani, anche semplicemente guardando su youtube, addirittura è stata inventata una chitarra coi dei led che si accendono sulla tastiera a tempo con la canzone, per indicare dove posizionare le dita. Una volta non c'erano tutti questi mezzi."

È un bene o un male?

"Secondo me è un bene: la musica è patrimonio di tutti. Anche la didattica si è evoluta moltissimo. Oggi ci sono molti più metodi di insegnamento, c'è l'ausilio dei dvd, ci sono i QR code, c'è la tecnologia midi: spartiti trasformati in file multimediali, dei quali, una volta caricati sul computer, si può cambiare la velocità o l'intonazione, o il numero dei ritornelli e via dicendo. In questo modo un brano diventa semplice da studiare. Poi ogni allievo sceglierà il mezzo più adatto a lui, ma sicuramente oggi è più facile studiare rispetto al passato."

Cos'è la musica per te?

"E ciò che riempie le mie giornate. Ascolto tantissima musica, anche alla radio e sono sempre attento alle nuove uscite."

Sogni? Progetti?

"Vorrei espandere l'aspetto musicale: fare più concerti, più dischi."

E rimpianti?

"Non aver finito la laurea specialistica in Ingegneria, ma solo perché mi sarebbe stata utile nell'attività musicale!"

Ci sono dei rapporti quindi tra la musica e l'Ingegneria?

"I numeri ritornano. E poi mi è stata utile quando ho studiato teoria e armonia. Quando risolvi le equazioni che governano il moto delle navicelle spaziali, le regole dell'armonia a confronto sembrano semplici!"

E certo! C'era da immaginarlo! Emanuele è riuscito nel poco tempo che abbiamo passato insieme, non solo a parlare di sé, ma a darmi tutta una serie di notizie che mi appresto ad approfondire, come la produzione delle chitarre o la tecnologia midi! Con grande competenza ma con la semplicità necessaria quando si insegna ai profani, ha tirato fuori la mia curiosità per argomenti ignoti... dal latino ex-ducere!

Informazioni sull'autore
Giovanna Rossi
Blogger
Chi sono:
Laureata in Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano, nel '93 consegue il diploma di recitazione presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano e comincia l'attività teatrale come attrice.