Silvia Conte, insegnante di flauto dal 2011 alla Scola di Musica Cluster, è dolce e riservata, come lo strumento che suona, che proprio per questo la rappresenta così bene. Confessa di aver iniziato un po' per caso.

Come per caso?

"Sì, forse ho scelto il flauto perché era semplice. Volevo iscrivermi alle Medie musicali e dovevo scegliere uno strumento. A casa non si poteva avere il pianoforte, mio fratello suonava già la chitarra, e così diciamo che sono andata per esclusione! Poi ho fatto il Conservatorio per dieci anni, sotto la guida del Maestro Gabriele Gallotta."

Che cosa ti piace del flauto?

Dentro allo strumento che suono c'è qualcosa di mio, che passa attraverso l'aria che respiro, ma passa anche attraverso di me. Il suono del flauto è molto dolce, come la mia personalità: è lo strumento che mi rappresenta. Ècome se fosse un po' il mio prolungamento.

Cosa provi quando suoni?

"Mi emoziono tantissimo. Scompare tutto, non c'è più niente attorno. C'è solo la musica che voglio trasmettere, e la storia che voglio raccontare, che è sempre diversa. Io non sono brava a parlare, quando suono sento che quello è il mio spazio."

Che musica suoni?

"Principalmente classica, ma ho fatto concerti di musica leggera e brasiliana, sempre comunque musica melodica, che è quella che mi piace."

Com'è il tuo rapporto con lo strumento nella vita di tutti i giorni?

"Altalenante. È come una relazione sentimentale. In certi momenti mi sembra di non poter vivere senza. È come una fidanzato! A volte è indispensabile, a volte no. A volte sei molto in sintonia con lui, ma non sempre accade. A volte vorresti delle cose da lui, che non arrivano in quel momento, magari arriveranno dopo. Un celebre flautista della Scala, Davide Formisano ha detto: "Il flauto è come l'amore, se lo trascuri ti tradisce!". Questa frase è verissima. Comunque io lo suono tutti i giorni."

Suoni in un gruppo?

"No, non in un gruppo fisso, ma con varie formazioni. Ultimamente ho iniziato a suonare anche il sax."

E com'è rispetto al flauto?

"Il sax ha più colori, dà più sfogo, come suono intendo. Ma il mio strumento di elezione resta il flauto: è avvolgente, romantico, dolce, direi quasi timido."

Come sei arrivata all'insegnamento?

"Anche stavolta un po' per caso: il mio insegnante di Conservatorio mi chiamò a sostituirlo in una scuola. All'inizio opponevo delle resistenze, volevo fare solo la musicista! Ma col tempo mi sono appassionata all'insegnamento."

È molto diverso per te?

"Sì. Quando suono è una cosa molto intima, molto mia. Quando insegno riesco a trasmettere la mia passione a chi mi è di fronte e sta imparando. Riesco così ad instaurare una buona relazione con gli allievi. Mi stimola anche avere a che fare con persone di età differenti, che rendono la didattica ogni volta diversa. All'inizio cerco di avere un rapporto aperto ma non troppo confidenziale, provo a capire chi ho davanti, poi mi relaziono in maniera diversa con ognuno. A lezione non sei solo tu che insegni, la persona che hai di fronte ti insegna a sua volta. Spesso ho imparato attraverso la risposta dei miei allievi. Mi piace molto, posso insegnare per ore senza sentire la stanchezza. Ho molte gratificazioni dai miei allievi. A volte capita che interrompano gli studi, ma poi tornano!"

Insegni anche in altre scuole?

"Sì, ma la differenza è che Cluster è una famiglia: qui sei una persona prima di essere un insegnante e c'è un grande aiuto reciproco. E questo non è facile da trovare in una scuola di musica."

E l'esibizione?

"Io sono molto emotiva. Per me l'artista quando suona è come se fosse nudo davanti a tutti, e in effetti quando sei su un palco tutti possono vedere quello che sei. Questo forse mi spaventa un po' perché sono molto riservata. Nell'esibizione sei più sola, rispetto all'attività didattica, dove instauri una relazione a due. Questo è anche il motivo per cui preferisco suonare con un gruppo che da sola. Quando suono con gli altri mi sciolgo molto di più. Il solismo è più faticoso per me, almeno all'inizio. Oppongo delle resistenze all'idea in sé."

Se la scelta di uno strumento ha a che fare con il carattere del musicista, allora non posso che confermare che la dolcezza del flauto ben si addice al carattere di Silvia: pur avendo passato insieme poco tempo, quando mi capita di pensarla la vedo sempre col flauto in mano a raccontare con la musica le storie romantiche che si porta dentro, augurandomi che, se ha ragione Formisano, non le venga mai in mente di trascurarlo!

Informazioni sull'autore
Giovanna Rossi
Blogger
Chi sono:
Laureata in Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano, nel '93 consegue il diploma di recitazione presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano e comincia l'attività teatrale come attrice.