Tommaso Ferrandina insegna canto alla Scuola di Musica Cluster dal 2007, pratica il canto armonico, il vocal fry e il vocal percussion, è stato in tournée con Anna Oxa, ha lavorato in TV con Maurizio Crozza (Crozza nel Paese delle Meraviglie), è stato corista nel primo disco di Suor Critina con la quale collabora tuttora, eppure non aspettatevi niente del suo nutrito curriculum in questa nostra intensa e lunga chiacchierata; con grande disponibilità e sincerità mi ha raccontato molto di sé e del suo intimo rapporto con la musica.

Quando hai cominciato a cantare?
Se mi chiedi che mestiere faccio, fatico a rispondere il cantante, perché lo trovo riduttivo. Ho cominciato tardi a studiare, a 28 anni. Ho sempre cantato, ma in realtà da piccolo volevo fare il batterista. Non potevo permettermelo perché sono il quarto di cinque figli, con una mamma casalinga e un padre che non ha mai avuto un'automobile, puoi immaginare se poteva comprarmi una batteria! Io la sognavo, percuotevo il tavolo, gli oggetti, ma sapevo di dovermi orientare sull'unico strumento gratuito che la natura ci mette a disposizione: la voce! Ho un grande senso del ritmo, caratteristica che mi rende un cantante anomalo. Il complimento migliore che mi hanno fatto è stato: “Tu non sei un cantante, sei un musicista!” Da allievo mi chiamavano harmonizer, perché qualsiasi base partisse io mi ci infilavo naturalmente, creando una nuova armonia. Ho sempre amato il canto corale. Sono molto intuitivo, istintivo, e poco razionale! Per me la razionalità spegne l'arte.

Quindi diciamo che hai cominciato a cantare da autodidatta?
Sì. Andavo appresso alla Tv, vedevo i lavori di Garinei e Giovannini, mi intonavo sul monoscopio della Rai, finché ho cominciato a prendere lezioni private e poi mi sono iscritto alla Nuova Accademia di Musica Moderna di Milano, dove fin dal mio ingresso tutti mi spingevano al corso professionale, regalandomi grandi botte di autostima. A me piace cantare in armonia.

Mi spieghi cosa vuol dire per te?
Sentirsi bene, essendo un dito di una mano, o un colore dell'arcobaleno. La musica è un linguaggio per parlare con qualcosa di superiore, chiamalo Dio o come vuoi. Ecco: cantare in armonia è qualcosa che viene ancora prima. Provo piacere a stare insieme agli altri, non mi interessa cantare da solo. Io ho bisogno degli altri, con cui condividere la musica, forse avrò delle carenze affettive!

Ti sei specializzato nel canto contemporary a cappella, cioè?
Per “contemporary” si intende un nuovo repertorio del canto a cappella che attinge a generi decisamente più moderni, contemporanei appunto: il pop e il rock per esempio. Io ho cantato di tutto: jazz, etno jazz, gospel e tanto altro. Per me è il massimo. È stupendo pensare che possiamo essere in quattro o cinque anime e cantare per ore senza bisogno di nulla, nemmeno della corrente! Mi diverto così, da solo non mi piace, mi piace la parola “insieme”.

Sei specializzato anche in canto diafonico, me lo spieghi?
Viene usato anche dai monaci tibetani, è l'emissione di due note in contemporanea, cambiando le posizioni della laringe e, soprattutto, della faringe. La cosa affascinante del canto è che ogni giorno la voce è diversa. Il tuo suono personale varia di giorno in giorno, a seconda di quello che hai fatto, o del tuo stato d'animo.

Hai detto che sei più intuitivo che razionale… anche nell'insegnamento?
Sì, però potrei smontare una laringe e ricomporla pezzo per pezzo, a occhi chiusi, perché ovviamente ho dovuto studiare bene la tecnica vocale e l'anatomia del mio strumento. Di questo mi servo per insegnare alle persone più razionali.

Come sei arrivato a Cluster?
Per caso! Una collega mi chiamò per una sostituzione e rimasi molto colpito da questa scuola così diversa dalle altre dove avevo insegnato. Qui tutto è uno scambio, tutto è correlato. Mi sono trovato subito bene e l'anno dopo ho cominciato con qualche ora di lezione, via via l'impegno è cresciuto e adesso passo più tempo qui che a casa mia. Anzi: questa è casa mia. Auguro a tutti di avere un posto di lavoro come questo, davvero! Quando vado in vacanza non vedo l'ora di tornare a Cluster e riprendere le lezioni.

Cosa ti piace dell'attività didattica?
Ho la velleità di essere un maestro, non un insegnante. L'insegnate dà, io lavoro a togliere, almeno all'inizio. Cresciamo con moltissimi dati da immagazzinare, che vanno a coprire l'essenza della persona. Invece io cerco di far capire all'allievo che deve essere se stesso, deve abbandonare le difese, abbattere le barriere. La lezione di canto è molto intima, è più che una confessione, per questo l'allievo deve essere tranquillo, si deve fidare, o meglio: si deve affidare. A quel punto posso insegnargli delle cose. Posso insegnargli a risuonare, a vibrare.

Cos'è la voce?
Vorrei risponderti con altre domande.

Tipo?
Che cos'è l'amore? Beh: come fai a spiegarlo? Poi, certo, posso dire che la voce per me è un colore. Io capisco se mi stai chiamando col grigio o con l'arancione.

Com'è il rapporto coi tuoi allievi?
Il rapporto coi miei allievi è uno scambio. Insegnando imparo. Modifico il mio modo d'insegnare anche grazie a loro. Facendo un passo indietro nel mio percorso riconosco che all'inizio ero solo tecnica, perché questo mi insegnavano, ho fatto un salto di qualità quando ho scoperto la recitazione, frequentando un corso di musical. I migliori cantanti sono gli attori, perché interpretano. È stato allora che ho dato un colore a quello che facevo, che probabilmente è un rosso, o un arancione.

 

Durante tutta la nostra chiacchierata ho avuto l'impressione che la forte istintività di Tommaso poco si prestasse alle domande e alle spiegazioni, del resto “la razionalità uccide l'arte”, me l'aveva dichiarato da subito! Forse avrei dovuto chiedergli di cantare. Mi sarebbe piaciuto ascoltare le sue note arancioni… che poi è il colore delle pareti di Cluster!

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Informazioni sull'autore
Giovanna Rossi
Blogger
Chi sono:
Laureata in Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano, nel '93 consegue il diploma di recitazione presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano e comincia l'attività teatrale come attrice.