Valeria Sicari insegna teoria e pianoforte ai bambini più piccoli della Scuola di musica Cluster. Ha conseguito il diploma in pianoforte presso l'Istituto Musicale Bellini di Caltanissetta, ma il suo obbiettivo, fin dall'inizio, è sempre stato rivolto all'insegnamento. Tanto che in seguito si è laureata col massimo dei voti in Didattica della musica.

Come mai questa passione per la didattica?

"Il mio desiderio è sempre stato quello di acquisire competenze per poter avvicinare i bambini al mondo della musica e soprattutto per fornire loro un approccio sereno e gioioso, che per me è la cosa fondamentale. Spesso nelle lezioni di strumento tradizionale non c'è la dimensione del gioco, che invece è alla base del mio insegnamento."

I tuoi allievi sono piccolissimi?

"Sì, sono bambini delle fasce più piccole: dai 4 agli 8 anni. Questa è stata una scelta per me, perché ritengo che ci siano esperienze musicali che è necessario fare in quella fascia di età, se possibile anche prima!"

Qual è il tuo metodo didattico?

"Io uso sempre il gioco, parto sempre da quello. I bambini lo percepiscono come tale, ma io so che dietro ad ogni fase c'è un preciso obbiettivo didattico da raggiungere. È la stessa cosa che succede nell'apprendimento del linguaggio verbale: nessun bambino inizia a scrivere o a leggere prima di cominciare a parlare. La musica è un linguaggio e come tale deve essere appreso; è la pratica che precede la grammatica. Credo che per i bambini sia fondamentale fare esperienza dei suoni, confrontarsi con gli altri e con l'insegnante, sperimentare col corpo, finché le abilità vengono assorbite."

Mi dicevi che è un approccio diverso da quello tradizionale?

"Sì, spesso nel percorso tradizionale si parte dalla teoria, dalla lettura delle note. Io per esempio ho cominciato a studiare pianoforte a 9 anni, ma nessuno mi ha fatto cantare una canzone, o mi ha proposto un gioco per capire le note, piuttosto che il ritmo. Nell'approccio più moderno si parte dall'esperienza, si fa sperimentare al bambino la musica, attraverso il gioco o il canto o anche la riproduzione dei suoni sugli strumenti. In tal modo il bambino acquisisce determinate formule ritmiche, finché qualcuno gli dirà come si chiamano o come si scrivono. Io non ho avuto questo tipo di approccio e per me è stato mortificante: non ho potuto esprimere la mia musicalità come avrei voluto. È vero che tutta la componente tecnica e teorica aiuta l'espressione, ma non si può partire da quella."

Hai scelto di rinunciare alla carriera da pianista?

"Sì, quando ho conseguito il diploma in pianoforte avevo già deciso di proseguire con la didattica, ma non è stata una rinuncia! Quello che faccio in questa scuola è quello che sognavo di fare e mi sento fortunata. Anzi: continuo a studiare per dare un'offerta didattica quanto più possibile esauriente ai bambini."

Quindi per te il pianoforte è il mezzo per insegnare musica?

"Sì, è uno strumento a tutti gli effetti, nel senso che è il veicolo di didattica. È chiaro che mi approccio con più facilità al pianoforte, quindi lo utilizzo per insegnare, ma ci tengo a creare nei miei allievi un'idea aperta della musica. Quello che hanno interiorizzato attraverso l'esperienza riusciranno poi a trasportarlo in tutti gli strumenti o in quello che sceglieranno di studiare."

Perché è importante iniziare presto?

"Il bambino fin da quando è nel ventre materno percepisce dei suoni: il battito del cuore della madre, il respiro. Già nel periodo di gestazione ha inizio lo sviluppo del pensiero musicale. L'orecchio si forma prima dell'occhio. Eppure tutta la nostra educazione si basa sulla vista e non sull'udito. Il celebre direttore Barenboim nel libro "La musica sveglia il tempo" fa notare che anche quando ci insegnano ad attraversare la strada ci dicono di guardare a destra e a sinistra, ma non ci dicono di ascoltare da che parte arrivano i rumori. E invece molto spesso nella vita sono i suoni a guidarci. Ci sono teorici che sostengono che l'orecchio musicale si forma entro i 9 anni, quello che viene dopo è un miglioramento delle funzioni musicali che si sono già sviluppate in quella parte precoce della vita. Per questo è importante iniziare il prima possibile ad accostarsi alla musica con la metodologia giusta e gli stimoli efficaci. Lo studio dello strumento invece può avvenire successivamente."

Che rapporto hai coi tuoi allievi?

"Amo il mio lavoro, amo i bambini! Nel momento in cui propongo un'attività e vedo che il bambino la percepisce e magari nella lezione successiva perpetua le competenze che ha raggiunto, per me è già una grande soddisfazione e spero possa traghettarlo nelle sue fasi future di studio."

Vi lascio con queste bellissime parole di Barenboim, prefazione al libro citato da Valeria: "Questo non è un libro per musicisti o per non-musicisti, è piuttosto un libro per le menti curiose di scoprire le corrispondenze fra musica e vita, e la saggezza che diventa comprensibile all'orecchio pensante. Tali scoperte non sono privilegi riservati ai musicisti di grande talento che fin dalla più tenera età ricevono un'educazione musicale, né una torre d'avorio o un lusso riservato ai ricchi; sono convinto che sviluppare l'intelligenza dell'orecchio sia una necessità fondamentale." Da leggere!

Informazioni sull'autore
Giovanna Rossi
Blogger
Chi sono:
Laureata in Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano, nel '93 consegue il diploma di recitazione presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano e comincia l'attività teatrale come attrice.