Genio della discografia, produttore dal fiuto infallibile, innovatore delle tecniche di registrazione, membro della Rock and Roll Hall of Fame e assassino: è la storia di una delle menti più controverse del rock, Phil Spector.

Spector era un istrione capace di passare immacolato attraverso i due decenni più intensi della storia della musica leggera – gli anni '60 e '70 – fra generi e tendenze di ogni sorta, dal rhythm & blues di Tina Turner al punk rock dei Ramones, mettendo a segno un successo dopo l'altro.

Quella che è stata dichiarata la canzone più riprodotta negli Stati Uniti nel XX secolo – You've Lost That Lovin' Feelin' dei Righteous Brothers – è farina del suo sacco, e l'ultimo album dei Beatles (Let It Be, 1970), porta il marchio indelebile del suo tocco. Tanto che Sir Paul McCartney, che non digerì mai l'intrusione, nel 2003 volle ripubblicare l'album “spogliato” della veste ricamata da Spector, svelando quello che era il master originale. Risultato: Let It Be... Naked, per l'appunto.

Facciamo ordine. Phil Spector nasce nel 1939 da famiglia ebrea non particolarmente agiata nel Bronx, a New York. Nel 1949, il primo dramma: il padre di Phil, Ben, si toglie la vita. Superato il trauma, nel 1953 la famiglia si trasferisce a Los Angeles. Fra i banchi della Fairfax High School (lo stesso liceo in cui si sono formati i Red Hot Chili Peppers) comincia a interessarsi alla musica, imparando a suonare la chitarra e facendo le prime esperienze in gruppo con i Teddy Bears.

Prese a frequentare gli studi di registrazione locali ed entrò in contatto con il produttore Stan Ross, che gli insegnò le principali tecniche della produzione. Nel 1958 con i Teddy Bears andò al numero uno della Billboard Hot 100 con uno dei primi brani da lui scritti, To Know Him Is To Love Him, di cui si contano numerose cover, dai Beatles a Nancy Sinatra.

Dopo lo scioglimento dei Teddy Bears, Spector cominciò a dedicarsi esclusivamente all'attività di produttore. Fu la mossa vincente: in studio di registrazione sviluppò quella tecnica nota come Wall of Sound che divenne il suo vero marchio di fabbrica e lo consegnò direttamente ai manuali di storia della musica. Il Wall of Sound consisteva nel far registrare insieme moltissimi musicisti, con parti armonizzate o anche all'unisono, per ottenere un suono “da orchestra”, pieno e denso di riverbero, perfetto per la radio e i jukebox. Un metodo allora degno di un folle visionario.

Storse il naso all'avvento del suono stereofonico e mal sopportava l'album come formato, da lui definito un disco di “due successi e dieci pezzi spazzatura”.

La prima metà degli anni '60 lo vede impegnato soprattutto con le Ronettes, gruppo femminile schiettamente pop di cui sposerà la bella Veronica Bennett. Con le ragazze mise a segno un bel po' di successi da top 10, prima di alzare ulteriormente il tiro.

Con la sua etichetta, la Philles Records, produsse nientemeno che Ike e Tina Turner alla fine degli anni '60. Fu a lui che nel 1970 John Lennon e George Harrison, a Beatles già sciolti e senza dire niente a Paul McCartney, si rivolsero per chiedergli di mettere mano ai mix dell'abortito LP Get Back. Il risultato fu appunto l'album Let It Be, un altro enorme successo commerciale da numero uno in classifica. Per gli anni successivi rimarrà legato professionalmente a Lennon e Harrison, producendo per esempio Imagine del primo e The concert for Bangladesh del secondo.

A metà degli anni '70, precisamente nel 1974, fu coinvolto in un grave incidente automobilistico che gli costò diversi interventi chirurgici alla testa e probabilmente anche danni cerebrali irreversibili. Iniziò a comportarsi in modo strano. In circostanze mai del tutto chiarite, una volta minacciò Leonard Cohen con una balestra e un'altra tirò fuori una pistola durante una riunione con i Ramones, dei quali produsse uno dei loro album più fortunati, End Of The Century del 1980.

Da allora rimase perlopiù inattivo per tutti gli anni '80 e '90, fino al definitivo tracollo all'inizio del nuovo millennio: il 3 febbraio 2003 l'attrice Lana Clarkson fu trovata morta nella casa di Spector ad Alhambra in California.

Il cadavere aveva chiaramente ricevuto un colpo di pistola in bocca, che Spector attribuì a un incidente causato dalla donna stessa giocando con l'arma. Ma la difesa era fragile: risultò che altre volte in passato Spector aveva puntato pistole contro le donne che lo respingevano. Il tribunale lo dichiarò colpevole di omicidio e attualmente il produttore sconta una pena di 19 anni di carcere. Che volete, non tutti i geni sono dei bravi ragazzi.

Che volete, non tutti i geni sono dei bravi ragazzi.

Informazioni sull'autore
Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.