Glenda Carrubba, insegnante di basso dal 2007 alla Scuola di musica Cluster è di origine siciliana, anche se ormai vive a Milano da quando aveva 18 anni.

L'insegnamento per lei è una missione, me l'ha ripetuto così spesso e con tale convinzione che mi ha fatto riflettere su come la musica, così come il teatro, possano essere percorsi educativi davvero importanti, in grado di cambiare lo sguardo sul mondo; penso ai giovani che hanno la fortuna di approcciarvisi e, da insegnante di teatro quale sono, mi affiora alle labbra un sorriso, incrocio i suoi occhi, resi ancora più intensi da due sopracciglia dritte e perfette: sono sicura che entrambe pensiamo che l'arte non sia solo bella, ma necessaria.

A che età hai cominciato?

"In realtà ho iniziato con lo studio del pianoforte, fin da bambina, avevo 9 anni! Poi a 16 sono passata al basso elettrico per una curiosa coincidenza. Il figlio della mia insegnante di piano era bassista; era la classica situazione del genitore che ha fatto studi classici e il figlio che suona "la musica del diavolo". Andai a seguire una prova della sua band e mi sedetti così, distrattamente, su una cassa... era proprio quella del basso elettrico! Da lì capii che volevo diventare bassista e iniziai a prendere lezioni da lui."

Scommetto che la madre se la prese.

"In effetti all'inizio rimase male, poi le è passata. Comunque è stata una fortuna per me: in Sicilia non c'erano tanti musicisti e questo bravo strumentista mi seguì per un anno insegnandomi a suonare ad orecchio, cosa che non ero abituata a fare: venivo dagli studi del Conservatorio e se non avevo sotto gli occhi le note scritte non ero in grado di suonare! Me lo ricordo come un momento di confusione, in cui però cominciai a capire che la mia strada era quella del musicista moderno, piuttosto che classico, che è completamente diversa."

Perché è diversa?

"Si tratta di due mentalità differenti: l'approccio, l'impostazione e anche le cose su cui ci si focalizza sono diverse. La tipologia di studio del classico è molto più rigida: servono requisiti che io non volevo sviluppare, me ne interessavano altri. Per carità, ci sono ottimi interpreti della musica classica, ma a me il moderno ha dato più libertà di esprimere me stessa. Poi il classico si può aprire al moderno e viceversa, ma la formazione di partenza è diversa."

Avvenuta la scelta cosa è successo?

"Ho suonato per due anni con dei gruppi locali, poi ho deciso di studiare professionalmente il basso e mi sono trasferita a Milano. Mi sono iscritta al Centro Professione Musica, ho preso il diploma di base e l'avanzato con Stefano Cerri. Ho iniziato a suonare, prima nei club e poi in tournée, con Enrico Ruggeri, Andrea Mirò, Gatto Panceri, Sananda Maitreya."

E l'insegnamento?

"Dopo pochi anni dal diploma ho iniziato a insegnare sia privatamente che in diverse scuole. Ho insegnato anche al Centro Professione Musica, dove mi sono diplomata. A Cluster ci sono dal 2007, e dopo un anno e mezzo di pausa per la tournée con Loredana Berté, ho ripreso e sono rimasta."

Perché?

"Perché qui mi sento libera di insegnare quello che sento. Qui c'è un grande rispetto per il bagaglio personale di ogni musicista, i programmi non sono imposti dall'esterno, ognuno usa le proprie esperienze."

Cos'è insegnare musica per te?

"Una delle cose più importanti della vita, per me è una missione! In un sistema educativo che va a rotoli insegnare uno strumento a un ragazzo in crescita assume un'importanza estrema: forma il carattere, fornisce una disciplina, mette costantemente alla prova: devi superare la sensazione di impotenza e fallimento, finché capisci che il fallimento fa parte del percorso stesso."

Cosa insegni ai tuoi allievi?

"Cerco di non dare loro solo delle nozioni musicali ma un atteggiamento verso la vita. Li stimolo alla sfida e a non sottostare alle opinioni altrui. Molti genitori ostacolano i figli che vogliono suonare. Io dico: puoi andare dove vuoi nella vita!"

Quindi in realtà consideri lo studio dello strumento un po' come un modus vivendi?

"Assolutamente sì. Questo è stato per me: la musica è stata tutto nella mia esperienza adolescenziale, è stato lo stimolo che non trovavo fuori, e che mi ha permesso di costruire la persona che volevo diventare. Per me è stata il veicolo per stare bene con me stessa, assecondando le mie abilità, non lasciando che gli altri mi bloccassero. Immaginati in un piccolo paese della Sicilia come è visto un giovane che vuole fare il musicista di lavoro. Ti senti sempre ripetere la classica frase: E per lavoro cosa fai?"

Se ti chiamasse un tuo mito a suonare... dimmene uno...

"Ne ho troppi! Prince, per esempio. Ma quel che conta non è il nome è la qualità della musica."

Ecco: se Prince ti volesse in tournée con lui, lasceresti l'insegnamento?

"Ci andrei perché così potrei ispirare migliaia di persone. L'insegnamento passa attraverso diverse fasi, in questo momento posso farlo fisicamente, praticamente, ma arrivare a una grossa visibilità permette di raggiungere molte più persone e di ispirarle. Quando vado a un concerto di un grande nome (ultimamente mi è capitato di sentire Victor Wooten o Marcus Miller) mi accorgo che mi ispirano con quello che fanno o dicono. Il loro approccio alla musica e alla vita è già un grande esempio. A volte non serve nemmeno vederli, basta capire il percorso che hanno fatto."

Mi racconti un momento particolare dell'insegnamento?

"La cosa più bella che può accadere è quando gli allievi arrivano qui un po' per caso, magari senza una grande convinzione e dopo qualche mese si accende in loro la passione: è allora che vedo una luce nuova nei loro occhi, cambia il loro sorriso, dicono grazie prima di uscire dall'aula. I timidi diventano aperti, gli spavaldi più umili. Quella è una gioia per me, perché sento che hanno preso una direzione, hanno cominciato un percorso. Ecco perché insegnare è una missione, perché è una fortuna nella vita trovare qualcuno che ti incanali che ti aiuti a disegnare il tuo futuro. Vedo tanti giovani, che spesso hanno molte più possibilità di quelle che ho avuto io, che vanno in depressione: è perché non hanno costruito una personalità abbastanza solida dentro di loro, e quindi crollano, manca loro un'educazione mirata. Lo studio dello strumento è un mezzo incredibile per crescere forti, con una mentalità combattiva, che sfida i limiti, che utilizza le energie per cose costruttive."


Informazioni sull'autore
Giovanna Rossi
Blogger
Chi sono:
Laureata in Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano, nel '93 consegue il diploma di recitazione presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano e comincia l'attività teatrale come attrice.