Pianista e compositore, classico di formazione ma poliedrico per vocazione, friulano di Spilimbergo e milanese di adozione: è con grande piacere che Cluster dà il benvenuto a Francesco Grillo, che da quest'anno inizierà a insegnare pianoforte presso la nostra Scuola.

Per pianisti e appassionati di musica, l'arte di Francesco non ha bisogno di presentazioni. Per questo abbiamo lasciato che si ritraesse da sé.

 

Francesco, se non fossi musicista che mestiere faresti?
L'astronauta! (ride) Mi piacciono molto la medicina e la biologia. Poi amo materie umanistiche come la psicologia e il diritto. Diciamo però che abbiamo una vita sola per cui è meglio che ognuno faccia il proprio mestiere.

Ma hai sempre voluto fare il musicista?
Non avrei potuto fare altrimenti. Più che un'idea fissa è semplicemente quello che ho fatto fin da piccolo. È andata così e basta.

Di cosa non puoi proprio fare a meno?
Di respirare, credo, ma è una cosa che mi accomuna a molti esseri umani.

Qual è la tua formazione al pianoforte?
La mia formazione è classica, ma sono sempre stato un po' particolare, facendo cose di altro tipo parallelamente ai corsi accademici. Mi sono diplomato al Conservatorio ma facevo già altre cose: oltre ai concorsi esploravo altri generi musicali.

La tua musica presenta spesso influenze jazzistiche. Quando nasce la tua passione per il jazz? Ci sono artisti o album che ami in particolare?
Ho sempre amato il jazz fin da piccolo, anche se allora ne avevo una conoscenza limitata. Una conoscenza più profonda l'ho raggiunta verso la fine degli anni '90 anche grazie alle persone che ho incontrato, uno su tutti Franco D'Andrea. Siccome la vita è fatta di incontri, nel momento in cui incontri una passione, approfondisci e scopri un mondo che è ancora più grande di quanto tu pensassi. Anche prima ascoltavo il jazz, ma in modo abbastanza sommario. Invece approfondendo il linguaggio jazzistico vai sempre più in profondità, soprattutto nel passato, e cominci a capire da dove nasce e come si è evoluto. Oltre ai grandi interpreti ci sono anche veri e propri compositori di jazz. Facendo riferimento a un album in particolare, il primo che mi viene in mente è Everybody Digs Bill Evans di Bill Evans, un disco fra i meno conosciuti dei suoi. Secondo me presenta un aspetto poetico imprescindibile ed è forse uno dei più profondi. Per me è il suo album più bello. In particolare c'è un brano: Young And Foolish.

La tua famiglia ascoltava molta musica?
Sì, la mia famiglia è sempre stata molto immersa nel mondo musicale. Mio nonno suonava la tromba. Mio papà suonava la fisarmonica, anche se a orecchio. Mio zio era il batterista di un famoso gruppo italiano degli anni '60, i Giganti. Ho un fratello flautista molto bravo. La musica è sempre stata molto presente nella mia famiglia.

Hai cominciato a comporre la tua musica già da bambino: sembrerebbe un'inclinazione innata. Come affronti il pentagramma vuoto? Da dove nasce il primo spunto?
Quando compongo non scrivo fisicamente la musica. Poi per prassi lo devo fare ma fosse per me non lo farei. Prendiamo per esempio Frame, che contiene 14 brani tutti composti da me: sono andato a registrarlo senza avere scritto una nota. C'è dell'improvvisazione, naturalmente, ma molto è composto. Anche quando scrivo musica per più strumenti mi fisso tutto nella testa. Se faccio brani solo per pianoforte solitamente tengo tutto nella mente dalla prima all'ultima nota. Il primo spunto nasce da sé: posso essere in macchina, mi viene un'idea e poi cerco di svilupparla. Può nascere anche al pianoforte, ovviamente, ma non c'è un momento preciso. Un brano ispirato avviene quando meno te l'aspetti. Però è assolutamente casuale, non dipende da te. Diciamo che è importante essere sempre sul pezzo, ma questo vale in generale nella vita. Come si dice, l'ispirazione esiste ma ti deve trovare al lavoro.

Come sei giunto a Cluster?
In automobile! Conosco Vicky da tanti anni. Sono contento di iniziare a insegnare in questa scuola, perché vedo che considera molti aspetti della musica e quindi rispecchia un po' quello che sono io. Cluster tiene conto di molti aspetti della formazione musicale: generi differenti, il modo di porsi di fronte alla musica. Secondo me è una cosa molto bella perché non c'è un conflitto fra individuo e formazione ma è semplicemente un incontro con la musica: tu scegli in base alla tua inclinazione. Questo è un approccio anche molto moderno. Da questo punto di vista Cluster è esaustiva nella proposta. La cosa più importante è che tu riesca a soddisfare le tue esigenze per fare poi quello che vuoi, anche se poi farai altro nella vita.

È la prima volta che insegni in una scuola di musica?
No, comincio a Cluster proprio perché io adoro insegnare. Mi piace stare con i ragazzi, condividere, passare il mio sapere e la mia passione alle altre persone. L'insegnamento per me è importante. Lo faccio sempre con grande piacere.

A un ragazzo che vuole intraprendere la carriera musicale quali consigli daresti?
Credo che i consigli valgano poco da questo punto di vista. Non c'è un consiglio per fare la professione: è un'avventura. È come se dovessi consigliare qualcosa a un bambino che nasce: cosa gli consiglieresti per affrontare la vita? Vivi! Valgono gli stessi principi per qualsiasi tipo di professione: se veramente lo vuoi fare, hai già fatto centro perché vuol dire che la tua passione è più grande di qualsiasi altra cosa.

Hai un sogno nel cassetto? Una collaborazione, un progetto da realizzare.
Ne ho tanti, non uno in particolare. Mi piace di più realizzare i progetti di volta in volta. Dopo ogni lavoro realizzato sono una persona differente da prima e quindi da quel momento decido che cos'altro fare. Senza confini di genere.

Informazioni sull'autore
Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.