Da quando intorno all'Anno del Signore 2010 anche in Italia è scoppiata l'hipsteria (per dirla con I Cani), quella che all'inizio sembrava un'effimera moda di ex-adolescenti nostalgici si è lentamente trasformata in un vero blocco culturale: all'area hipster fanno capo testate giornalistiche, locali da aperitivo, locali di musica dal vivo, band ormai di successo, uffici stampa, organizzatori di eventi, spazi di coworking, negozi e negozietti.

La precedente ondata emo, data anche l'età media più bassa, non era mai arrivata a un'espansione così organica e capillare. I primi hipster, comunque, sembravano tanto degli emo diventati grandi.

Li abbiamo presi in giro per i risvoltini, i maglioni della nonna, le bretelle, le calze a pois, le camicie di flanella a quadrettoni stile boscaiolo finlandese, gli occhiali degli anni '70, i mocassini abbinati ai pantaloni corti, le magliette a righe orizzontali da marinaretto, le frangette sulla fronte tirate col righello, i baffi alla Dalì e le barbe alla Marx.

Eppure per una volta pensiamo che sia giusto riconoscere i loro meriti: l'ondata hipster ha contribuito in maniera sostanziale a rinvigorire e dare nuova linfa a una scena musicale altrimenti appiattita sul mercato del cosiddetto mainstream. Ecco a cosa ci riferiamo.

 

I vinili

A scanso di equivoci mettiamo subito da parte tutte le menate sul “calore del sound analogico”, sulla migliore qualità audio e sulla migliore dinamica: al netto del suo caratteristico fruscio, l'orecchio umano fa fatica a distinguere fra streaming e vinile, figuriamoci fra vinile e compact disc. I pregi del 33 giri semmai sono altri. Prima di tutto – è innegabile – è un bell'oggetto e inoltre il grande formato permette di apprezzare al meglio il lavoro grafico. Ma soprattutto determina un importante primato culturale: chi acquista abitualmente i cosiddetti “supporti fisici” – e il vinile in particolare – guadagna una consapevolezza musicale molto superiore a chi usa solo lo streaming o il download. Il possesso della musica educa all'ascolto.

 

Il jazz

Vero è che da sempre il jazz è ascoltato anche da chi fa finta di capirlo. Ma in fondo cosa vuol dire “capire” il jazz? Analizzare minuziosamente cadenze, cromatismi, modulazioni? Se ci sono persone anche non esperte di teoria musicale che però affollano i locali di musica live e comprano dischi jazz, ben venga! Sarà l'impulso per un circolo virtuoso di rinnovamento del genere e tutti ne saranno felici: musicisti, intenditori e presunti tali.

 

Andare (effettivamente) ai concerti

Non parliamo dei grandi concerti ma di quel sottobosco di musica dal vivo che occupa la fascia che va dal piccolo locale di quartiere al Magnolia. A Milano la fine dell'amministrazione Moratti era un periodo in cui i locali chiudevano. Da qualche anno, fortunatamente e all'improvviso, la tendenza si è invertita e non solo nuovi locali aprono i battenti ma nei concerti importanti capita anche di vederli pieni. Cose che fanno bene all'anima.

 

Riscoprire i nuovi classici

Le mitizzazioni sono sempre mistificatorie ma certo è che non si può associare l'idea di rock al solo periodo '60-'70, come accade in un immaginario collettivo legato perlopiù ai nomi di Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Queen e così via. La cultura hipster ha riscoperto e giustamente glorificato “nuovi classici” di solito attinti al ventennio successivo, quello '80-'90: dal post punk (Joy Division, The Smiths) al trip hop (Massive Attack, Portishead), dallo shoegaze (Slowdive) allo sperimentalismo elettronico (Björk). Fra gli italiani un nome su tutti: Franco Battiato.

 

Comprare impianti stereo decenti

Negli ultimi decenni l'orecchio umano si è abituato ad ascoltare musica in maniera innaturale: cuffie e cuffiette distorcono una fruizione musicale che invece dovrebbe investire tutto il corpo umano. Non parliamo poi della qualità audio degli speaker del computer, che per moltissime persone rimane il mezzo abituale per l'ascolto di musica. Non ci sono scappatoie: l'ascolto ottimale prevede l'esistenza di quella cosa che ai tempi dei nostri genitori era normale dare come regalo di nozze, l'impianto stereo.

Informazioni sull'autore
Federico Durante
Author:Federico Durante
Caporedattore
Chi sono:
Giornalista di giorno, musicista di notte. In Cluster ho studiato chitarra elettrica, basso elettrico e batteria. Successivamente mi sono avvicinato da autodidatta allo studio del contrabbasso e del violoncello. I miei gusti musicali sono orientati a 360° da Liszt ad Apparat.