Non so se ve lo ricordate ma nell’ormai lontano 2011 uscì una canzone con relativo video, destinata a segnare la storia di quello che potremmo definire “femminismo musicale”. 

 Una Beyoncé in perfetta forma, con tanto di coreografie afro, ballerine, bombe, Marines e mise indimenticabili (sì, ci riferiamo a quel vestito giallo) ci gridava a ripetizione dall’inizio del brano: Who run the world? Girls Girls!

E a conti fatti, il mondo della musica internazionale ha visto trionfare sempre più quote rosa – tra Grammy Awards, dischi di platino e monopolio degli airplay radiofonici – portatrici di modelli positivi, di forza e indipendenza. Si prendano ad esempio Miley Cyrus, vera paladina delle campagne di sensibilizzazione sui social, Adele, regina della tristezza sì, ma con in mano un Oscar e almeno quindici Grammy, o Ariana Grande, nata come attrice nelle teen-sitcom e arrivata a calcare i più prestigiosi palchi mondiali.

 

 

E in Italia? Impossibile non citare Loredana Berté che dagli anni Ottanta si pone come una figura femminile fondamentale della musica italiana, per quanto spesso scomoda. Vince, con il brano Non Sono una Signora (scritto da Ivano Fossati), il Festivalbar 1982, rimasto nella memoria anche per l’incidente con