Non so se ve lo ricordate ma nell’ormai lontano 2011 uscì una canzone con relativo video, destinata a segnare la storia di quello che potremmo definire “femminismo musicale”. 

 Una Beyoncé in perfetta forma, con tanto di coreografie afro, ballerine, bombe, Marines e mise indimenticabili (sì, ci riferiamo a quel vestito giallo) ci gridava a ripetizione dall’inizio del brano: Who run the world? Girls Girls!

E a conti fatti, il mondo della musica internazionale ha visto trionfare sempre più quote rosa – tra Grammy Awards, dischi di platino e monopolio degli airplay radiofonici – portatrici di modelli positivi, di forza e indipendenza. Si prendano ad esempio Miley Cyrus, vera paladina delle campagne di sensibilizzazione sui social, Adele, regina della tristezza sì, ma con in mano un Oscar e almeno quindici Grammy, o Ariana Grande, nata come attrice nelle teen-sitcom e arrivata a calcare i più prestigiosi palchi mondiali.

 

 

E in Italia? Impossibile non citare Loredana Berté che dagli anni Ottanta si pone come una figura femminile fondamentale della musica italiana, per quanto spesso scomoda. Vince, con il brano Non Sono una Signora (scritto da Ivano Fossati), il Festivalbar 1982, rimasto nella memoria anche per l’incidente con lo strascico del vestito da sposa alla serata finale della kermesse. Ricordiamo anche il Sanremo ‘86 dove Loredana si esibisce con Re, entrando sul palco dell’Ariston con un finto pancione strizzato in un abitino nero di pelle, performance che le costerà addirittura la rottura del contratto discografico.

 

loredana berte

 

Un’altra eccentrica figura a cavallo tra Settanta e Ottanta è stata Donatella Rettorepardon, solo Miss Rettore. Ribelle, sopra le righe e insofferente alle regole imposte dal bon-ton e dalla società, scrive pezzi brillanti e ancora attuali: Splendido Splendente, spesso letta come un invito alla chirurgia estetica, quando in realtà acccusava i mass media di illudere le persone, come da sua stessa ammissione ; Donatella, spesso indicato come uno dei primi pezzi ska della musica italiana; e Kobra, probabilmente il suo brano più famoso.

 

 

Saltando agli anni Duemila, una delle figure più singolari dell’universo femminile della musica italiana è Rosalba Pippa, in arte Arisa. Indimenticabile il suo primo defilé sulla scalinata del palco di Sanremo 2009: un goffo pulcino dai grossi occhiali neri e una vocina per niente male, ha lasciato tutti a bocca aperta vincendo la sezione Proposte e scalando in poche ore le classifiche iTunes con Sincerità.

 

 

Ma negli anni Arisa, oltre ad aver dato prova di ottima voce, ulteriori trionfi a Sanremo e personalità accesa, ha dato di che parlare alle riviste patinate: in fatto di cambi di hairstyle non ha niente da invidiare a Britney Spears. Dal caschetto nero è passata a un grazioso pixie-cut, per poi cadere in un cortissimo biondo platino – che fortunatamente negli ultimi mesi ha barattato per un elegante taglio lungo che tanto ha fatto parlare per una certa somiglianza con un’altra cantante italiana...

 

arisa

 

Lasciando da parte i dissing di e con Arisa (che comunque ringraziamo di cuore perché da oggi sappiamo come rispondere per le rime alle nostre haters) anche la strada artistica di Levante è una meravigliosa favola.

Era il 2013 quando la 26enne Claudia dava vita al grido di disperazione di ogni millennial (e non solo): Alfonso e i suo ritornello “Che vita di merda” spiana la strada al suo primo disco Manuale Distruzione, aprendo i concerti di Max Gazzè e Negramaro e partecipando al concertone del Primo maggio a Roma.

 

 

Con il secondo disco, Abbi Cura di Te, Levante fa definitivamente breccia nel cuore degli italiani: viene candidata al premio Tenco come migliore disco dell’anno e miglior canzone singola. Vi sembra tutto? Assolutamente no: scrive un libro e diventa la nuova giudice dell’undicesima stagione di X Factor Italia, maturando empatia, fermezza e un carattere assolutamente esplosivo.

 

cantante

 

Nel panorama indipendente invece segnaliamo Maria Antonietta: classe ‘87, nome d’arte di Letizia Cesarini, ha costruito parte della sua carriera musicale su riferimenti a grandi donne della cultura mondiale, contemporanea e non. Devota alla figura di Giovanna d’Arco, spesso citata nelle sue canzoni e impressa indelebilmente sulla pelle della giovane pesarese, nell’estate 2017 ha portato in scena un interessante spettacolo dove musica e poesia si univano in una singolare commistione: sul palco le parole e le emozioni delle grandi poetesse del ‘900: Emily Dickinson, Sylvia Plath, Wislawa Szymborska.

 

Informazioni sull'autore
Eleonora Lischetti
Author:Eleonora Lischetti
Redattrice
Chi sono:
Sono appassionata di gatti, cibo cinese e musica, tanto che ho preso una laurea in Musicologia. I miei gusti musicali vertono verso la musica indipendente, ma in fondo il pop non è poi così male.