È successo davvero, che me lo chiedessero.

E allora mi sono immaginata davanti ad una macchina utensile, che so, una rettificatrice a mole contrapposte, a domandare, immersa nella più totale ignoranza: “Ah, ma la puleggia del motore è di ghisa termotrattata?”, e allora ho sorriso, come avrebbe fatto l’operaio addetto al montaggio delle trasmissioni meccaniche, davanti a me.

Ebbene sì, carissimo, curiosissimo e pertanto preziosissimo lettore, le chitarre sono fatte di legno. Anzi, direi, per precisione concettuale, che vivono del legno del quale vengono costruite; come un cucciolo vive dell’amore della madre, o un leggiadro fiore primaverile della brezza umida di un mattino di inizio marzo...

Va beh, forse così sto romanzando un po’ troppo.

In ogni caso, il legno è vivo, per davvero. E se sei arrivato a leggere fin qua, probabilmente ti interessa davvero sapere come e in che misura.

Potrei scrivere della storia del legno di Ontano nella costruzione delle Fender dagli anni ‘50 ad oggi, potrei parlare della proliferazione del Korina nei magazzini della Gibson ad un certo punto del 1958, potrei fare un excursus di 12 paragrafi su come il taglio di quarto dell’acero aumenti la rigidità e migliori il timbro di bla e bla... ma se facessi tutto ciò non vi direi né come né in che misura il legno possa dirsi vivo, in una chitarra.

Ci sono alcune sensazioni che spiegano tutto. Quella che ha spiegato a me molto, quasi tutto, è stata la freschezza della prima tavola di legno che ho tenuto in mano. Frassino, per l’esattezza. 60x50x4,5. Circa 6 chili, a giudicare dalla fatica. Mi è bastato tenerlo in mano, quel pezzo di legno, per capire lo strumento che ne sarebbe venuto fuori. Da allora non ho smesso di ricercare le sensazioni, di qualsiasi tipo, che ogni pezzo di legno potesse trasmettermi.

Vi inviterei a provarle, solo perché ne varrebbe la pena, ma intanto, ve le racconto.

Prendiamo un bel pezzo d’acero, per esempio. Una gran parte dei manici delle chitarre in commercio sono di un qualche tipo di acero, liscio, marezzato, quilted, occhiolinato, americano, canadese, cambia poco, o forse fin troppo. In ogni caso, si tratta di un legno chiaro, denso, duro, rigido, pesante, proveniente da un albero con un tronco grosso, stabile ed elastico al punto giusto. Se lo si potesse far parlare, la sua voce sarebbe esattamente come la si immagina: cristallina, brillante e potente.

I manici di acero sono così, sotto le mani. Spingono.

 

acero occhiolinato

Acero occhiolinato / CC Brandon Dimcheff – Flickr

 

Altro mondo sarebbe avere sotto le mani un manico di mogano, molto più morbido, poroso, flessibile, ruvido e caloroso.

Una voce suadente, profonda e dolce, che ti chiede, per favore, di togliere quel mignolo da quel tasto, che è la nona bemolle, e non è che sia un gran che, grazie.

 

mogano

Mogano / CC Nick Nguyen – Flickr

 

Ci sono anche dei legni che potrebbero sembrare pietre preziose, talmente sono vibranti di perfezione.

Per esempio, l’ebano, nero pesante e compatto, quasi come quella materia misteriosa che gli astrofisici si sono inventati per far finta di non aver sbagliato di qualche potenza di 10 il calcolo della massa dell’universo. Presente, no? Ecco, tipo così.

Secondo me l’universo, se suonasse, suonerebbe un po’ come l’ebano, con delle frequenze basse così definite da far piangere di gioia.

 

tastiera ebano

Tastiera in ebano / CC www.beefybasses.com – Flickr

 

Ce ne sono altri, invece, che sembrano esattamente quello che sono: natura.
Il frassino: una foresta, ricco di tutto, fresco, scoppiettante e pronto come un rettile che scatta per catturare la sua preda; il pioppo: semplice e sincero come una mandria di buoi; il castagno, tiepido, confortante come una manciata di caldarroste; il palissandro, croccante e morbido come una barretta di cioccolato fondente con chicchi di riso soffiato.

 

frassino

Frassino / CC Mark Baylor – Flickr

 

Ho reso l’idea, no?

La vita è fatta di sensazioni, così come la musica e la natura, quindi, quale materiale migliore se non il legno, per vivere la musica?

Non credo serva capire altro.

 

 

Rossella, oltre che una brava musicista della Scuola di Musica Cluster, è anche un'ottima liutaia. Se da solo proprio non ti raccapezzi con il setup della tua chitarra, o se vuoi rifarti gli occhi con le sue splendide creazioni artigianali, ti consigliamo di visitare la sua pagina Facebook o il suo sito web.

 

 

Questo articolo ti è stato utile? Leggi anche

I cosi lì, le manopole, gracchiano: facciamo un po' di luce sull'elettronica della chitarra

Informazioni sull'autore
Rossella Canzi
Author:Rossella Canzi
Website:http://rossliuteria.com
Redattrice
Chi sono:
Costruttrice, riparatrice, customizzatrice e amante di tutti gli strumenti a corda e a percussione