Per come ho impostato la mia carriera, non mi capita spesso di andare in studio di registrazione. Quando però puntualmente accade, rimango sempre stupito dai passi in avanti fatti nel frattempo dalla tecnologia.

Ho attraversato diverse "ere sonore" dall'analogico al digitale, dagli amplificatori veri a quelli finti a quelli finti che riproducono suoni veri. Dalle chitarre vintage scordate per definizione alle chitarre moderne che si intonano con i software. Dalle voci belle perché imperfette alle voci artificialmente intonate.

Secondo me però ultimamente stiamo un po' esagerando. L'esasperazione della nota perfetta, del tempo portato come un metronomo, stanno producendo due effetti che non fanno bene alla musica e mi permetto di segnalarli per rifletterci insieme.

Primo: la musica prodotta non è più naturale. Succede che ascolti un disco bellissimo poi vai ad un concerto e resti deluso, perché dal vivo non ci sono tutti i correttori digitali.

Secondo: allora sono capaci tutti! E aggiungerei anche io. Qualche tempo fa ho registrato la voce in un brano. Io non sono un cantante, eppure grazie all'ingegnere del suono, comprimi qua, correggi là, taglia qui, sposta avanti, sposta indietro... sembravo un professionista. Un po' come nel video allegato.

Nel mio corso di chitarra cerco sempre di responsabilizzare i miei allievi a suonare bene e a registrare senza trucchetti, così se gli capita di fare un bel lavoro in studio il merito non è solo dell'ingegnere del suono.


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Emanuele Bazzotti
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