Per quanto ricordata con affetto, l’adolescenza è un periodo della vita che, per la maggior parte dei casi, vorrebbe essere cancellata con un colpo di spugna dalla propria vita.

Se ripercorriamo le foto delle scuole superiori a dieci anni di distanza, gli unici commenti che riusciamo a fare sono; ‘Wow, davvero andavo in giro così?’ oppure ‘Mamma, per quale motivo mi facevi uscire di casa?’ o il sempreverde ‘Ero un Mostro!’. Indubbiamente le varie mode che si sono susseguite non ci hanno aiutato a migliorare il nostro aspetto: dai pantaloni a vita bassa alle magliette dai colori fluo alle cinture con fibbie sovradimensionate.

Se attorno al 2006 avevate un’età compresa tra i 14 e i 18 anni, una delle mode alle quali sicuramente non siete sfuggiti è stata quella Emo: capelli neri, ciuffi che coprivano gli occhi, trucco pesante e smalto nero, meglio se mangiucchiato. Ma un Emo si riconosceva soprattutto per l’approccio alla vita: musi lunghi, occhi tristi e fatale attrazione verso il dolore universale, sfogato nei "tagli" - ferite autoinflitte con lamette da barba - e nella musica triste. Non è certo un caso che "emo" stia proprio per emotional, ovvero emotivo.

 

 

E proprio il giorno di Halloween del 2006 usciva un disco che segnò la generazione degli Emo-Kid degli Anni Zero: The Black Parade dei My Chemical Romance, concept album in cui un ragazzo, nominato come Il Paziente, racconta la sua vita prima di arrivare a compiere il gesto estremo. Il primo singolo rilasciato è stato Welcome to the Black Parade, di cui sicuramente ricorderete lo spettacolare video, votato come miglior video musicale del millennio a inizio luglio 2017.

Assieme ai My Chemical Romance, diverse altre band entrarono in maniera importante nei nostri lettori MP3: YellowCard, All American Reject (molto prima della svolta pop-rock: dimenticatevi Gives You Hell), Paramore, Jimmy Eats World.

 

tokyo hotel

 

Indimenticabili e indimenticati, soprattutto per le ragazze, i Tokio Hotel, vera propria mania: rimane ancora un mistero il vero gender del front-man Bill Kaulitz, dal trucco pesante, i capelli lunghi e cotonati e le mise androgine.

Per il panorama musicale italiano non possiamo dimenticare i dARI e il loro tormentone Wale (tanto wale) oggi ri-utilizzato come riempipista nelle serate trash.

Sono passati circa dieci anni e tutti ce lo stiamo chiedendo: nel 2017 che fine hanno fatto gli Emo? Avvolti dalle nebbie dell’oblio? Finiti a fare panini all’Autogrill? Ancora sulla cresta dell’onda per quella nicchia di fan rimasta?

Anche qualche utente americano di Reddit si è chiesto la stessa cosa: è nato un interessante thread in cui molti fan della musica e della moda Emo sono usciti allo scoperto e hanno rivelato la loro vita dieci anni dopo. Alcuni sono nell’esercito, altri hanno figli e famiglia: tutti svolgono una vita "normale" tra lavoro, amici, musica (vecchia e nuova). Per il 90% hanno abbandonato lo stile Emo, lasciando spazio a grandi sorrisi e magliette colorate.

C’è anche da dire che moltissimi degli ex emo si sono lasciati trasportare dalle tendenze Hipster: barbe lunghe, occhiali grandi, piercing e capelli sempre perfetti. Al fascino della moda è davvero difficile resistere.

 

emo cluster

 

E i loro beniamini? Facciamo una piccola carellata dei già citati.

Gerard Way, frontman dei My Chemical Romance, dopo lo scioglimento della band nel 2013, ha intrapreso la carriera solista abbandonando però le sonorità e il look emo e dedicandosi al rock alternativo e al più trendy brit-pop.

I Tokio Hotel, dopo essere stati acclamati come i Beatles nel lontano 1965 e dopo 10 milioni di copie vendute (chapeau) sono ancora in attività. Hanno pubblicato in tutto sei album, tra periodi di pausa e di grande attività, come il 2017, che vede dare alla luce l’ultima fatica Dream Machine, album legato a un tour di 29 date in 14 paesi europei. Anche il loro stile si è decisamente allontanato da quello Emo, avvicinandosi a quello hipster-vintage. Basti guardare la copertina di Dream Machine, uscita direttamente dagli anni '80.

 

dream machine

 

Non va così bene ai nostrani dARI. Dopo il già citato tormentone Wale (tanto wale), due album in studio, featuring di spessore (ad esempio quello con Max Pezzali) si prendono una pausa attorno al 2010, per uscire due anni dopo con una serie di singoli disponibili solo in formato digitale. Menzione speciale per Punk Rock: riascoltatela e diteci se non è un pezzo che potrebbe andare ancora oggi nell’ambiente indie. Ad oggi, i dARI si sono sciolti: Dario, il frontman e cantante, ha avviato da pochi mesi una carriera da solista con l’album Smashitz. Il resto dei componenti ha continuato a militare nell’ambiente musicale come solista (ad esempio Cadio, il tastierista) o come turnista.

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Eleonora Lischetti
Author:Eleonora Lischetti
Redattrice
Chi sono:
Sono appassionata di gatti, cibo cinese e musica, tanto che ho preso una laurea in Musicologia. I miei gusti musicali vertono verso la musica indipendente, ma in fondo il pop non è poi così male.