Una delle situazioni più dolorose della mia vita chitarristica risale a quando per me la parola “liuteria” era solo un insieme di lettere con un significato velato e inafferrabile.

Tornavo dalla mia gioiosissima lezione di chitarra, con in spalla la mia Epiphone starter kit fatta probabilmente con gli scarti degli avanzi dei rimasugli di una segheria abbandonata in cui avevano tagliato i rami di scarto degli aceri di quarta scelta del boschetto sconosciuto e malcurato nella foresta sperduta nei dintorni di Paderno Dugnano, presumibilmente. Ma per me era una grande chitarra. Perché lo era, in quanto unica.

Fatto sta che nella mia idiozia pre-adolescenziale avevo chiuso a metà la custodia, e davanti al portone di casa lo strumento ne fuoriuscì e rovinò a terra con un doloroso ed inevitabile fragore. Manopole ovunque, pezzi di vernice, lacrime e sangue. Raccolsi lo strumento, insieme alla mia disperazione, e lo portai subito in casa, nello stesso modo in cui si tiene un corpo svenuto. Lo collegai al mio potentissimo e pregiatissimo ampli digitale a pile da 6watt, e…

SSSCCHHHRRRRRSSSSSSHHHHHHSHSHHCCCCCKKKKKKHH!

Panico.

Con il terrore di aver rotto l’elettronica, intruglio incomprensibile di cavi e componenti, la portai con ansia in un negozio per farla riparare, possibilità che già stavo tragicamente escludendo. Dopo pochi giorni ricevetti la telefonata che mi confermava che la chitarra era perfettamente funzionante e non era stata necessaria alcuna riparazione.

Ok, risolvo la suspence: in pratica il frastuono che sentii quella sera era causato dalle pile scariche dell’ampli. Se avessi saputo qualcosa di elettronica avrei intuito che una chitarra non avrebbe mai potuto arrivare a quei livelli di casino. Al massimo non avrebbe emesso alcunché.

Questa sciorinata in premessa per dire: leggete questo articolo, così non rischierete di avere un’esperienza simile alla mia.

Inizio con il dire che l’elettronica di una chitarra elettrica è molto più semplice di ciò che pensiate. Fidatevi, oppure io, dall’alto del mio debito in fisica per tre anni di fila, non sarei mai arrivata a comprenderla.

Infatti il circuito di una chitarra elettrica è realizzato con i componenti base dell’elettronica: resistenze, condensatori, variatori, prese, e tanti filetti colorati saldati in vari punti, apparentemente a caso, ma in realtà no.

Una cosa alla volta.

Il primo componente che incontra il suono quando esce dalle nostre mani, è lo switch, che non è altro che un variatore meccanico che decide da quale pickup captare il suono, come uno scambio di un binario ferroviario.

 

cluster milano chitarra elettrica switch

 

Uscito dallo switch, il nostro Cmaj7#11 incontrerà i potenziometri, che sono i componenti che stanno sotto alle manopole di volume e tono: sono dei reostati, ovvero delle resistenze variabili. Girando la manopola varia la resistenza e quindi, nel caso del volume, si modifica il volume di uscita del pickup selezionato, come in una diga in cui si regola in flusso del fiume.

 

cluster milano chitarra elettrica potenziometro

 

Al potenziometro del tono invece, in partenza uguale identico a quello del volume, viene saldato, in due punti precisi, un condensatore, che è una sorta di “magazzino di frequenze”, che permette al componente di funzionare da filtro passa-alte.

 

cluster milano chitarra elettrica componenti

 

In pratica, mentre il potenziometro del volume prende il segnale del pickup e determina quanto volume far passare (nel fiume a valle) e quanto invece mandare a massa (lasciare nel bacino a monte della diga), il condensatore presente sul tono immagazzina tutte le frequenze alte del suono e fa in modo che la manopola gestisca quante di quelle frequenze alte vengano conservate (quanti pesciolini lanciati nel fiume a valle) e quante invece mandate a massa (lasciati nel laghetto al calduccio).

Quindi il segnale, elaborato in potenza e timbro, raggiunge la presa jack, che è una presa meccanica nella quale, inserendo il cavo, il filo di segnale va a contatto con la punta del connettore e trasmette il suono lungo il cavo fino all’amplificatore, dove succedono tante cose belle. Ma questa è un’altra storia.

 

cluster milano chitarra elettrica parti

 

Ora, non abbiate paura, aprite il vano della vostra chitarra e cercate di capirci qualcosa. Così, il giorno in cui sentirete fastidiosi ronzii o suoni sconosciuti, almeno non penserete che qualche organismo alieno si sia impossessato del segnale dei vostri pickup e lo stia manipolando per farvi gli scherzi.

Magari basta solo un po’ di spray per pulire i contatti.

O forse no.

 

Rossella, oltre che una brava musicista della Scuola di Musica Cluster, è anche un'ottima liutaia. Se da solo proprio non ti raccapezzi con il setup della tua chitarra, o se vuoi rifarti gli occhi con le sue splendide creazioni artigianali, ti consigliamo di visitare la sua pagina Facebook o il suo sito web.

 

 

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Costruttrice, riparatrice, customizzatrice e amante di tutti gli strumenti a corda e a percussione