Tra chitarra rock, bassi funk e suggestioni elettroniche: trentacinque anni di Lenny Kravitz

Alcuni personaggi del mondo della musica si distinguono per la loro capacità di spaziare tra i generi e gli universi sonori con estrema facilità e, tra questi, senz’altro merita una menzione Lenny Kravitz, celeberrimo cantautore rock americano che non ha quasi nessun elemento comune a tutto il suo enorme repertorio, a eccezione della sua adorata chitarra e della sua personale poetica.
Lenny Kravitz che, proprio l’anno scorso, ha peraltro festeggiato ben trentacinque anni di onorata carriera discografica da solista, un iter straordinario costellato di successi commerciali, applausi della critica, infiniti esperimenti musicali e, come si diceva poc’anzi, un amore smisurato per la chitarra elettrica, preferibilmente molto distorta (ma non per forza).
Per rivivere alcune fasi salienti della sua storia artistica, abbiamo selezionato sei canzoni uscite nell’arco di oltre trent’anni (e comunque insufficienti a descrivere davvero fino in fondo un’artista eclettico e variopinto come Kravitz).
Are You Gonna Go My Way
Nel febbraio del 1993 un asteroide rock colpisce il mercato discografico: si tratta di Are You Gonna Go My Way, primo singolo del terzo disco di inediti dell’allora 29enne Lenny Kravitz che, dopo i primi consensi ottenuti soprattutto come autore per altri artisti (specialmente Madonna), fa finalmente il botto anche come interprete grazie a questa scatenata cavalcata rock decisamente in stile Led Zeppelin.
I Belong To You
Il Lenny Kravitz di 5, il suo album del 1998, è un artista diversissimo da quello di Are You Gonna Go My Way: sono passati cinque anni, la musica è andata avanti e Lenny pure. I Belong To You esemplifica benissimo l’espansione di orizzonti dell’artista che, con questo pezzo e con tutto 5 più in generale, riscopre le sue radici più soul, funk e R’n’B, senza disdegnare qualche piccola sortita nel mondo dell’elettronica e della post-produzione di un certo tipo.
Dig In
Dopo il successo dell’unico singolo inedito contenuto nel suo primo Greatest Hits, la struggente Again (diventata un autentico tormentone sentimentale nell’ultima parte del 2000), Lenny Kravitz torna con un brano che vede la chitarra elettrica nuovamente al centro di tutto ma, a suo modo, rimane una specie di lento, per quanto energico. Piccola gemma dimenticata della produzione del cantautore americano, Dig In è un successo minore della sua discografia ma anche una canzone che non è invecchiata di un giorno, nonostante abbia ormai ben più di vent’anni.
Where Are We Runnin’?
Nel 2004, con Baptism, l’eclettico Lenny torna a fare un disco rock con un tiro più aggressivo, in qualche modo riportando indietro le lancette della sua estetica musicale e dell’immaginario di riferimento. Brano simbolo della rinnovata aggressività del Kravitz quarantenne, deciso a ritrovare la sua energia da rockstar furiosa ed estremamente elettrica, è ovviamente Where Are We Runnin’?, primo singolo tratto dall’album. Notevole anche California, il singolo seguente, che è un pezzo più sentimentale e nostalgico, per quanto sempre incentrato sulla chitarra.
Low
Riavvolgiamo il nastro di qualche anno e torniamo al 2018 per trovare Low, il secondo singolo tratto da Raise Vibration. Canzone che è un autentico frankenstein costruito su suggestioni molto diverse tra loro, mescola un fortissimo elemento funk (il basso è proprio peso di peso da quel tipo di mondo sonoro) a un’interpretazione vocale che deve moltissimo anche al soul. A fungere da legante, poi, c’è l’elettronica, una porta d’accesso a un’infinità di potenzialità creative che Lenny Kravitz ha sempre dimostrato di apprezzare. In conclusione, Low è decisamente il pezzo più brillante del cantautore in questa sua seconda parte di carriera.
Honey
Ed eccoci al 2024, lo scorso anno, in cui è uscito il dodicesimo album della carriera dell’infaticabile Lenny, proprio allo scoccare del suo sessantesimo compleanno (ma l’energia resta quella di un ragazzino, come dimostra dal vivo ogni volta che ne ha l’occasione). Honey è il quarto brano che ne viene estratto in qualità di singolo ed è un pezzo che paga dazio al revival dei sintetizzatori a cui assistiamo da anni… ma è inconfondibilmente figlio del classico “Lenny Kravitz touch” in cui vengono mescolate sensibilità pop, amore per la chitarra rock distorta e una fortissima influenza black, il tutto all’interno di una produzione complessiva quasi disco-pop anni 70.
