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Madame in tre canzoni

Il 73esimo Festival di Sanremo è stato anche l’occasione per rivedere sul palcoscenico del teatro Ariston la cantautrice vicentina Madame, di ritorno alla kermesse dopo l’esibizione del 2021 che, di fatto, l’ha catapultata al centro della scena pop italiana. Al di là del piazzamento finale – un settimo posto che, nell’ottica della gara, non si butta peraltro via – quel che conta è che Il bene nel male, il pezzo che Madame ha portato al Festival, sta andando benissimo nelle varie classifiche e in radio, consolidando ulteriormente il suo status di stella di prima grandezza della canzone nostrana contemporanea. E perché, allora, non approfondire i suoi tre successi commerciali più notevoli?

Il bene nel male

Partiamo proprio dal brano inedito che l’ex enfant prodige della musica urban tricolore ha presentato durante l’ultimo Festival della canzone italiana. Come sempre quando si parla di Madame, prima ancora della musica, dell’interpretazione e della melodia, viene il testo: anche stavolta, il talento lirico della cantautrice ventunenne emerge in tutta la sua irruente potenza. Un flusso di coscienza che ha la forza del discorso diretto, delle parole comuni e dei dialoghi reali ma che viene gestito magistralmente a livello di ripetizioni, ritmo e sottolineature. Non a caso, una delle particolarità di Madame – che la rendono unica nel panorama pop italiano – è proprio la capacità di allineare testi profondi e veri a un controllo vocale assoluto della ritmica della canzone.

Seppure non sia una portabandiera del bel canto e sia innegabilmente ben più allieva del rap che della canzone melodica tradizionale, Madame ha un controllo capillare dei tempi di un brano grazie alla sua capacità di scivolare sulle parole, accelerando, rallentando, insistendo o dilatando lettere e sillabe a suo totale piacimento. Non solo: l’artista veneta sa lavorare in questo modo sulla metrica applicando costantemente una sua spiccatissima sensibilità pop estremamente contemporanea e, nel suo caso, l’auto-tune o gli effetti della voce sono strumenti espressivi al servizio del ritmo e dell’interpretazione, non un paravento dietro cui nascondere ambizioni senza fondamento o mancanza di idee.

Infine, è impossibile non citare la base musicale: la trap ha da tempo reso comune l’utilizzo di cliché della house all’interno di un contesto generale più o meno riconducibile al mondo del rap (finalizzando un processo in atto ben prima della nascita stessa del sottogenere, per la verità, ma non divaghiamo) e, provenendo da quel mondo, le sonorità elettroniche sono da sempre parte integrante del vocabolario musicale di Madame. Il bene nel male però spinge moltissimo sul tasto della musica da discoteca, sostenendo il brano con un tessuto sonoro quasi trance, a tratti, che aiuta tutta la canzone a mantenersi su toni sognanti e malinconici, rendendo la riflessione sull’amore e su ciò che ne resta una volta finito – la base tematica del pezzo – ancora più dolorosa e intensa, quasi al limite della commozione.

Voce

In estrema sintesi, la canzone che ha fatto conoscere Madame al grande pubblico italiano nel 2021, ciò che gli americani chiamerebbero breakthrough song. A livello sonoro, è probabilmente il pezzo più “puramente” trap tra i tre che abbiamo selezionato, pur rappresentando una netta discontinuità rispetto a (quasi) tutti gli altri trapper nostrani. Madame, infatti, conserva delle aperture melodiche, virtualmente anche tradizionali, calate all’interno di un contesto dove sono squisitamente disorientanti. Voce, in quanto estremamente figlia della trap (perlomeno parlando delle strofe), mette in primissimo piano la qualità di scrittura della cantautrice che, di fatto, si abbandona a un racconto in musica dove si fa notare ancora la bravura dell’artista nella gestione del ritmo e la sua abilità nello sfruttare la sua peculiare interpretazione canora – tecnicamente molto lontana dalla perfezione – in uno strumento espressivo quasi impareggiabile. Il modo in cui Madame sa trasformare il suono della voce in un ulteriore strumento che veicola alla perfezione il portato emotivo di ciò che sta cantando è, in effetti, uno dei tratti che la rende così interessante all’interno della nostra scena pop.

Marea

Forse il pezzo più commerciale e “ballabile” di Madame – non a caso è stata una hit estiva – Marea è un perfetto esempio del connubio che si crea tra l’abilità dell’artista vicentina nella manipolazione delle parole e una base dai densi suoni elettronici quando l’obiettivo è creare un vortice musicale in grado di proiettare l’ascoltatore in un’altra dimensione sonora – in questo caso, un party in spiaggia dove ballare seguendo la musica finché non arriva l’alba. Prodotto anche da Dardust, una delle eminenze grigie più brillanti della scena pop contemporanea, Marea incorpora suggestioni della musica caraibica e, addirittura, della salsa e del calypso, incastonati all’interno di una cornice che, ancora una volta, miscela trap, dance e house finché il bridge non consente alla tipica melodia italiana una violenta irruzione nel brano, che poi torna nella sua stessa scia con la riproposizione dell’ultimo ritornello.

Autore: Giorgio Crico

Milanese doc, sposato con Alice, giornalista ma non del tutto per colpa sua. Appassionato di musica e abile scordatore di bassi e chitarre. ascolta e viene incuriosito da tutto nonostante un passato da integralista del rock più ruvido.