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Intervista a Moreno Falciani: un polistrumentista che piange su un assolo

A che età hai cominciato a suonare?

"Ho sempre amato il flauto, ma da piccolo ho iniziato con il clarinetto. Suonavo nella banda di Portoferraio, poi in piccole band dell'isola d'Elba, dove sono nato. Ho lasciato l'Elba per amore della musica: il Conservatorio era a Livorno e così decisi di fare l'esame di ammissione, sia per il clarinetto sia per il flauto. Mi presero per flauto e fui molto contento, perché col clarinetto ho sempre avuto un rapporto di amore-odio."

Perché?

"Avevo problemi a livello di posizioni e di intonazioni. Questo avveniva all'inizio perché adesso sono un polistrumentista. Suono il flauto basso, il contralto e l'ottavino, il clarinetto e il sax tenore e alto."

Col flauto invece: solo amore?

"Sì, amore puro! Me l'ha trasmesso il mio professore, Stefano Agostini, che è stato anche un padre e un amico per me. Lui mi ha insegnato varie tecniche, vari tipi di linguaggi; non é solo un insegnante di classica, è un flautista di jazz, contemporaneo, funk, bossanova, samba."

E dopo il diploma?

"Ho proseguito i miei studi a Milano con Konrad Klemm, flautista tedesco, che ha portato la tecnica Alexander in Italia: una tecnica basata sulla meditazione e il rilassamento del corpo."

E a Milano sei rimasto.

"Sì. Ho cominciato a studiare jazz e musica brasiliana e ho ripreso anche il clarinetto, ho fatto registrazioni per la Warner Bross ("Il pittore volante" con Walter Martino, figlio di Bruno Martino) e per dei film francesi."

Continui a suonare?

"Sì, ho fatto due anni di tournée con Malika Ayane e sono stato a Parigi per il musical "Shrek". Attualmente sto facendo registrazioni con jazzisti italiani, tra cui Marco Brioschi."

E quando sei arrivato all'insegnamento?

"Già nella banda di Portoferraio insegnavo clarinetto e flauto, ancora prima del diploma. Ho insegnato all'Istituto musicale di Monza e adesso alla Scuola Civica di Novate e a Cluster dal 2011."

Cosa ti piace dell'insegnamento?

"Insegnare mi costringe a tenermi sempre aggiornato, visto che insegno anche teoria, armonia e solfeggio. Invece per quanto riguarda il flauto divento lo psicologo dei miei allievi: ogni persona ha le sue tensioni e le sue paranoie e, soprattutto all'inizio, suonare diventa uno sforzo e non un piacere, sempre accompagnato dalla paura di non riuscire. Il mio obbiettivo è quello di far godere gli allievi delle cose che fanno."

Come fai?

"Cercando di rilassarli! Devono pensare di essere felici e mettere l'anima in quello che fanno."

Quindi anche tu usi il metodo Alexander di cui parlavi prima?

"Partendo da lì ho elaborato un mio metodo personale che mette tutto insieme: la classica, il jazz, l'improvvisazione. Oltre a saper leggere le note, gli allievi devono riuscire a dare qualcosa di loro, rilassati ma sicuri di quello che fanno."

Quanto è importante la musica nella tua vita?

"Un buon 98%. La musica mi ha salvato tante volte nella vita e mi ha dato forza. Nei momenti difficili, di tristezza e di depressione, in cui tutto va male, saper suonare uno strumento è una fortuna, ma soprattutto è salvifico pensare che non ci sono limiti alla musica, non ci bastano cinque vite per imparare tutti i linguaggi o tutte le tecniche! E poi le sensazioni che ti dà la musica..."

Quali?

"A me la musica fa piangere. Recentemente ascoltavo un pezzo di Joshua Redman e Brad Mehldau, "The nearness of you", e nel momento dell'assolo mi sono messo a piangere, perché in quel preciso istante il musicista esprimeva tutta la sua fantasia. Persone che non suonano e che non fanno arte non possono capirlo."

Cosa ti fa piangere?

"La scelta delle note, delle frasi. E poi il gusto musicale dell'artista, quello che vuole esprimere."

Tu cosa esprimi quando suoni?

"Per me è sempre una sfida con me stesso. In realtà rubo molto dagli altri e poi cerco di metterlo in qualcosa che sia solo mio. Quando riesco sono contento, ma è raro."

Perché?

"Perché mi paragono sempre ai miei miti."

Quali sono?

"Hubert Laws, Sam Most, Jeremy Staig, Joshua Redman."

E tu cosa suoni?

"Mi piace spaziare in tutti i generi: dal classico al jazz, al funk, alla bossanova, alla samba, al pop."

Un momento importante della tua vita di musicista?

"Ne ho passate così tante...ho fatto tante figuracce!"

Tipo?

"Mi sono fermato tante volte, nei saggi o nei concerti provati poco."

E invece i momenti belli?

"Ho vinto premi e borse di studio, ho suonato con gente importante a livello internazionale. Mentre ero a Parigi per "Shrek" ho fatto jam session con i più grandi jazzisti parigini, suonavamo fino alle sei del mattino, ed è stata una scuola incredibile. Ho fatto concerti al Blue Note, all'Arcimboldi e all'Auditorium di Roma. Ma il momento più emozionante è stato quando nel 2000 ho suonato da solista con l'Orchestra Mascagni."

Inevitabile a questo punto collegarsi a internet e cercare l'assolo di "The nearness of you", perché, pur non avendo la stessa competenza di Moreno, possiamo commuoverci anche noi, della musica, che così spesso, che siamo musicisti o no, ci salva la vita...

Autore: Giovanna Rossi

Laureata in Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano, nel '93 consegue il diploma di recitazione presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano e comincia l'attività teatrale come attrice.