Skip to main content

“Nobody's got time for an honest man”: intervista a Matt Andersen

Il suo ultimo album Honest Man, uscito nel 2016 e prodotto a New York da Commissioner Gordon (Joss Stone, Amy Winehouse, KRSOne), ha ricevuto una nomination ai JUNO Awards (gli Oscar della musica canadese) come “Roots & Traditional Album of The Year”.

Per la prima volta in Italia, Matt ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande in vista del concerto milanese.

 

 

Nella title track del tuo ultimo album, Honest Man, canti “Nessuno ha tempo per un uomo onesto”. Questo – così come il resto del testo – potrebbe suonare un po' pessimistico. Ma lo sei davvero?

Questa canzone è stata ispirata dalle elezioni presidenziali americane, che si svolgevano in quel periodo. Qui da noi i media si concentravano sul lato di “intrattenimento” delle elezioni, trascurando qualsiasi tematica reale che veniva sollevata. Credo di capire come quello possa suonare pessimistico, ma si trattava di un osservazione di quello che stava succedendo. La gente era intrappolata in dibattiti sulla costruzione di muri invece che sugli argomenti che meriterebbero più attenzione.

 

Insieme all'album hai pubblicato su Spotify un Behind the Album. È una scelta particolare: volevi dare agli ascoltatori l'interpretazione delle canzoni da parte del loro autore?

Sì, giusto per raccontare un po' di storia sull'origine di ciascuna canzone.

 

La tua musica abbraccia praticamente tutta la gamma di generi che definiremmo roots. Ti identifichi in questo termine? Se sì, cosa può fare oggi un musicista per far continuare a vivere quella tradizione?

La tradizione delle “radici” andrà avanti sempre. I musicisti trasmetteranno le loro canzoni ad altri, come hanno sempre fatto. L'altro aspetto è che i musicisti prendono sempre spunto dai loro artisti di riferimento. Mentre alcuni rimangono più attaccati a un certo genere, le influenze originarie – le roots – ci saranno sempre.

 

Sei stato in tour con artisti come Bo Diddley, Buddy Guy, Greg Allman e la Tedeschi Trucks Band. C'è qualcun altro con cui ti piacerebbe condividere il palco in futuro?

Mi piacerebbe molto cantare con Bonnie Ratt o Mavis Staples, due artisti fra i miei preferiti in assoluto. Mi piacerebbe anche stare sul palco con gli AC/DC. Sarebbe un'esperienza incredibile vivere quel sound dal palcoscenico.

 

Quando pensiamo al blues classico, ci vengono subito in mente il delta del Mississippi e Chicago. Esiste una scena blues locale in Canada che merita di essere scoperta o le tue influenze provengono tutte dagli Stati Uniti?

Esiste una forte tradizione blues in Canada. Molti degli artisti che ho ascoltato e da cui ho imparato hanno preso il loro stile dalla prima generazione di musicisti blues statunitensi. Molti artisti blues statunitensi, poi, vengono in Canada per fare concerti. Le due scene musicali, canadese e statunitense, sono legate in maniera piuttosto stretta.

 

Hai collezionato milioni di visualizzazioni su YouTube e diverse centinaia di migliaia di streams su Spotify: si potrebbe pensare che sei un artista abbastanza digital-friendly. Come vedi la musica nel mondo digitale? È un'opportunità per gli artisti emergenti o un problema in termini di copyright ed equi compensi?

Per me è un'arma a doppio taglio. L'accessibilità della musica è fantastica. Devi solo digitare il titolo che ti interessa ascoltare ed eccolo lì nel giro di un secondo. Puoi andare su internet e vedere decine, se non centinaia, di video di una band prima di sentirla dal vivo. È un bel modo di condividere la musica. Dall'altro lato, credo che abbiamo svalutato molto la musica registrata. Le persone possono ascoltare una quantità illimitata di musica pagandola meno di un drink al bar. E la qualità audio di quella musica è in costante ribasso. Fortunatamente la gente vuole ancora vivere quell'esperienza dal vivo. Il modo migliore per condividere la musica è dal vivo e di persona. Penso che l'industria musicale lo stia riscoprendo.

 

Questa è la prima volta che vieni in Italia. Cosa ti aspetti dal pubblico italiano?

Non ho idea di cosa aspettarmi! Non conosco molti che sono venuti in Italia in tour che possano darmene una. Mi piace suonare per un pubblico nuovo. Davvero non vedo l'ora di suonare dal vivo a Milano. Ho sempre pensato all'Italia come un posto che dà valore alla famiglia e alla gioia di vivere. Mi piace. Penso che mi troverò davvero bene con la gente del posto.

 

E che tipo di spettacolo dal vivo ci dobbiamo aspettare da te?

Sul palco ci saremo io e la mia chitarra. Suonerò le canzoni del mio ultimo album ma anche miei pezzi più vecchi. Mi piace mantenere i miei spettacoli comodi e rilassati, come una visita a un vecchio amico. Più il pubblico si diverte, più mi diverto io a partire da quello si può fare una serata speciale.

 

matt andersen