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On the road: Leif Searcy racconta la vita in tour

Leif Searcy, nostro insegnante di batteria, è un turnista navigato o, come preferisce definire il proprio mestiere, un "musicista in tour". In quest'intervista Leif ci svela i segreti della professione. Che nel suo caso è cominciata per sbaglio.

 

Quanto è durato il tour di Emma?

È stato molto concentrato. La particolarità di questo tour che in realtà erano due tour separati, nel senso che c'erano due produzioni diverse e due arrangiamenti differenti. All'arena di Verona abbiamo anche registrato il cd e il dvd che sono usciti da poco. C'era un'orchestra di tredici elementi di archi, più la band di sei elementi. Nel tour invernale gli arrangiamenti erano ispirati alla musica elettronica degli anni '80 e '90, di conseguenza cambiava anche l'approccio musicale che dovevo dare. Così suonavo anche la drum machine e il pad, e c'erano basi e sequencer.

 

Com'è la giornata-tipo in tour?

Dipende prima di tutto da dove ti trovi. Mettiamo che finito il concerto vai in albergo, ti rilassi, fai due chiacchiere per smorzare la tensione post spettacolo (i posti non erano piccoli, a Verona per esempio c'erano 12mila persone, se no mediamente 5-6mila). Al mattino ti svegli, fai colazione, liberi la stanza e ti muovi verso la prossima venue. Quindi la vita tipo è: albergo, macchina, autostrada, venue, soundcheck, cena, concerto, e via da capo.

 

È mai capitato che qualcosa andasse storto nel momento del live? Come si gestisce l'imprevisto?

L'errore umano c'è sempre, ma di solito il livello professionale è talmente alto che non se ne accorge nessuno. Nei casi più eclatanti devi avere tanto pelo sullo stomaco e sangue freddo, devi sapere come gestire. Una volta partito lo spettacolo bisogna portarlo avanti fino alla fine.

 

Qual è l'aspetto più stressante della vita in tour? E quello più gratificante?

In generale ho imparato a essere zen e tranquillo. Ho imparato a convivere con gli altri e tenere conto delle loro esigenze. I viaggi, lo stare fuori e non vedere la tua famiglia possono diventare causa di stress, ma dalla controparte ti capitano cose come come il 25 novembre scorso: stai al Forum di Assago davanti a 11mila persone che cantano le canzoni della persona che stai accompagnando. Poi quest'estate Emma aveva chiamato degli ospiti, così ho fatto Sally di Vasco con la Mannoia e ho suonato con Loredana Berté che è in forma strepitosa.

 

Qual è il lavoro di preparazione prima del tour? Cosa succede fra il momento in cui vieni chiamato e il primo live?

Devi studiare i pezzi. Di solito a differenza di questo tour di Emma tu ti studi i brani del cd che ti vengono dati e bisogna riprodurli fedelmente. In questo caso un arrangiatore ha riarrangiato tutti i brani. Ogni musicista si è tirato giù la propria parte e poi in sala prove si assembla piano piano il tutto finché la band non suona come una band.

 

Ti deve piacere musicalmente l'artista che accompagni?

Se fai questo mestiere, chiunque sia l'artista che hai di fronte, devi dargli tutta la professionalità che hai. Che ti piaccia o no deve essere assolutamente irrilevante. Se invece vuoi fare il musicista-artista, è un'altra cosa. In tutti i lavori che ho fatto io mi sono sempre divertito e ho sempre dato il massimo, anche perché devi essere assolutamente all'altezza.

 

C'è un'etica del turnista?

Il principio è avere rispetto della musica che stai suonando e dell'artista con cui stai lavorando. Questa è la base. Quando inizi a denigrare e a sputare nel piatto in cui mangi è un problema. La vita in tour è complessa perché non si tratta solo di suonare ma anche di relazionarsi con i colleghi, gente con cui stai a contatto anche 18 ore al giorno.

 

Come hai cominciato questo lavoro?

Questo mestiere è cominciato per sbaglio. Io volevo solo suonare: avere la mia band, fare la mia musica e così via. Un giorno un mio amico bassista era in sala prove con una cover band e ha visto questo foglietto con scritto: "Carmen Consoli, artista di Sanremo giovani cerca basso, batteria, e chitarra". Io passavo lì per caso, abbiamo fatto l'audizione e ci ha preso. Capitavo nel posto giusto al momento giusto.