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Jazzheads: suonala ancora, Piero Angela

 

Negli ultimi anni Piero Angela è diventato oggetto di un vero e proprio culto della personalità sull’internet italiano: qualcuno lo vorrebbe come Presidente della Repubblica,qualcuno addirittura come autocrate assoluto — la pagina Facebook più popolare di questo filone, Piero Angela noi ti obbediamo, ha più di 174 mila Mi piace.

Recuperati dal vecchio patrimonio della cultura televisiva con un’operazione quasi situazionista — com’è accaduto anche ad altri personaggi dello spettacolo, vedi Magalli — Piero Angela e il figlio Alberto sono stati elevati a una sorta di status eroico, in quanto pacati ma implacabili alfieri del razionalismo in un’epoca di grande incertezza morale e culturale.

 

 

Sono in pochi, però, a conoscere il passato artistico dell’anziano divulgatore scientifico. Piero Angela infatti prima di iniziare la propria fortunata carriera come giornalista Rai — in video dal 1954: non è mai esistita televisione italiana senza Piero Angela — iniziò a farsi conoscere come pianista nei jazz club torinesi, con il nome d’arte di Peter Angela. E anzi, fondò lui stesso un jazz club, nella sede della Cucina Malati e Poveri di via Palestro, come si legge in un’intervista rilasciata nel 2008.

Ma i contorni precisi di quest’epoca, tra il 1948 e il 1952, sono avvolti da un alone semi-leggendario. Sappiamo che Angela suonava abitualmente con il batterista Franco Mondini — anche lui convertito al giornalismo, prima in Rai e poi alla Stampa — con i trombettisti Oscar Valdambrini e Nini Rosso e il sassofonista Gianni Basso — che nel 1958 sarebbero stati chiamati da Armando Trovajoli a fondare l’orchestra della Rai. Si parla anche di una sua collaborazione con Rex Stewart, cornettista dell’orchestra di Duke Ellington, e con il chitarrista Franco Cerri.

Nella sua autobiografia Il mio lungo viaggio, uscita quest’anno per Mondadori, si trova qualche informazione in più: Angela racconta del suo primo incontro con il pianoforte, dalle lezioni casalinghe di solfeggio affrontate controvoglia alla scoperta del jazz nel 1948. Comincia a comprare dalla Francia dischi per corrispondenza — in gran parte V-Disc, i vinili prodotti apposta per l’esercito americano durante la guerra — e nel febbraio di quell’anno, all’età di vent’anni, spende quasi tutti i suoi risparmi e ottiene un visto grazie all’intercessione di un professore del Conservatorio di Torino per recarsi a Nizza a vedere l’orchestra di Louis Armstrong con Sidney Bechet e Earl Hines.

Quel concerto di Satchmo è stato poi pubblicato in vinile, e qualche registrazione è finita in altre compilation posteriori, come questa versione di My Monday Date, composta proprio da Earl Hines.

 

 

Pur rinunciando a una carriera musicale da professionista, Piero Angela non ha mai abbandonato del tutto il pianoforte e la passione per la musica: un piano a mezza coda è sempre presente nello studio di Super Quark, e in molte occasioni nel corso degli anni Angela ha avuto modo di dimostrare ai telespettatori la propria bravura, ospitando in trasmissione musicisti jazz di gran calibro, come Paolo Fresu, il virtuoso armonicista Gianluca Littera e un giovanissimo Francesco Cafiso:

 

 

Al minuto 8:50 c'è una deliziosa versione di Lover Man, in cui Angela non rinuncia a un breve assolo: il materiale è forse troppo poco per giudicare, ma ci sembra che il conduttore dia il meglio di sé proprio nelle ballad.

Anche quando si tratta di musica, Angela non rinuncia all’intento didattico. Qui per esempio spiega il metodo Suzuki per l’insegnamento del pianoforte:

 

 

Qui invece parla dell’organo Hammond:

 

 

A ribadire la versatilità dei propri interessi e la propria apertura mentale, Angela non si limita certo al jazz — qui per esempio incontra i Neri per Caso:

 

 

Nel 2008, a sessant’anni dal debutto, è tornato a calcare un palcoscenico in una serata organizzata dal Jazz Club Torino all’Art+Cafè, con il vecchio compagno di avventure Gianni Basso. Ma sono rare le occasioni in cui Angela si siede al piano fuori dagli studi televisivi, e quindi, considerata anche l’età — 90 anni l’anno prossimo — non sono molte le possibilità di vederlo di nuovo suonare dal vivo.

Per questo rimpiangeremo sempre la mancanza di testimonianze audio e video degli anni d’oro di Peter Angela, anche se non è escluso che qualche fotografia d’epoca, prima o poi, salti fuori. Intanto, dall’autobiografia è emerso un dettaglio finora sconosciuto, che fa luce sul Peter Angela compositore: Barba, capelli e baffi, brano solitamente attribuito a Natalino Otto e da lui inciso negli anni ’50, sarebbe stato in realtà composto da Piero Angela insieme all’amico Mario Pogliotti, entrambi studenti, per partecipare a una trasmissione radiofonica il cui tema della settimana era, appunto, “Barba, capelli e baffi.” Un divertissement che la dice lunga sul carattere del conduttore: pur essendo la personificazione della divulgazione scientifica in Italia, non lo si potrebbe mai accusare di noia o di eccessiva seriosità.

 

 

Autore: Sebastian Bendinelli

Ho studiato basso elettrico in Cluster con Piero Orsini, che mi ha contagiato con la passione per la musica jazz. I miei ascolti musicali sono onnivori e disordinati: a parte il jazz (e la black music in generale), cerco di tenere un orecchio aperto anche sul mondo dell'indie e dell'elettronica.