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Sanremo e le identità sessuali: un matrimonio all'italiana

 

e una drag queen barbuta: è un Festival di Sanremo all'insegna della tolleranza? Sì, ma molto all'italiana.

Che il Festival si faccia promotore presso il grande pubblico televisivo di una nuova sensibilità in fatto di identità sessuale è senz'altro un segnale positivo. Se l'evento televisivo più seguito in Italia trasmette messaggi di questo tipo significa che anche il Paese sta cambiando mentalità, al punto da non scandalizzarsi più se vede sullo schermo un uomo vestito da donna e con una folta barba.

La prima serata di Sanremo ha visto l'esibizione di Tiziano Ferro come ospite: un cantante che solo nel 2010 – al culmine del successo internazionale – ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità. Ha saputo farlo con garbo e intelligenza (lo dichiarò in occasione dell'uscita del suo libro dedicato al padre). E il pubblico ha premiato il suo coraggio, tanto da renderlo uno dei cantanti italiani più amati: la lunga standing ovation che la platea dell'Ariston gli ha tributato non è affatto casuale.

Sempre nel corso della prima sera della kermesse è stato presentato quello che è il brano senz'altro più "impegnato" fra quelli in gara: Io sono una finestra di Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, meglio noto come Platinette. È una canzone raffinata, dal testo ricco di forme auliche: "Sfogliando le parole di questa età corriva, divento moralismo e fantasia lasciva". Siamo molto lontani dal livello medio della canzone sanremese. Il tema della transessualità è trattato esplicitamente e in maniera elegante: "Ma quando spio il mio corpo che si riflette piano, non c'è donna o uomo, solo un essere umano". Insomma, dopo aver giocato per molti anni su un'immagine esuberante e decisamente sopra le righe, Mauro/Platinette ci parla di sé con un tono intimo e dimesso, senza escludere tinte drammatiche. Non è facile che vinca il Festival con un brano del genere, ma la sua presenza in gara è davvero significativa.

Infine, l'ultimo capitolo: la drag queen austriaca Conchita Wurst, alias Thomas Neuwirth, ospite della seconda serata di Sanremo. Non si trattava certo di una figura a cui il pubblico televisivo italiano sia abituato. Parliamo di uno smilzo ragazzo 26enne vestito e acconciato da donna, ma con una folta barba che è il suo segno distintivo. Conchita, fra l'altro vincitrice dell'Eurovision 2014, ha cantato sul palco dell'Ariston la sua hit Heroes. Un piccolo miracolo: un travestito ospite della più tradizionale delle istituzioni televisive italiane. Tutto bene, quindi? Non proprio.

Carlo Conti relega l'esibizione di Conchita a tarda serata e non fa che rivolgersi a lei chiamandola "Tom". Però Raf non lo chiama "Raffaele", né chiama Nek "Filippo". È una piccola differenza di trattamento, che però serve a far digerire al pubblico italiano una realtà per molti ancora scomoda. E siccome il perbenismo ha regole ben precise, Conti annuncia i Kutso – band emergente che gareggia fra le Nuove Proposte – chiamandoli "Cuzzo" e non "Cazzo" come il nome, volutamente irriverente, dovrebbe essere pronunciato. Se alcuni tabù sul sesso stanno cadendo, ancora una volta si realizza una sorta di italian way nel trattare pubblicamente la sessualità.