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Sette artisti musicali da intenditori

Prima di tutto bisogna fare una premessa: questo articolo ha una cornice fortemente ironica. Lo spunto arriva dalle classiche conversazioni tra ragazzi appassionati di musica che tutti noi abbiamo avuto durante l’età della formazione, specie all’inizio della nostra fascinazione per il pentagramma. In quel periodo, quando si comincia a discutere di musica con gli amici, immancabilmente spunta il cultore più esperto o più colto (tendenzialmente anche più grande) che comincia a citare tutta una serie di artisti a noi ignoti ma che, a quanto pare, rappresentano la vera musica che merita davvero di essere ascoltata.

Naturalmente, questo assunto di base non ha alcun senso: la musica che merita di essere ascoltata è quella che ci piace, a prescindere da cosa sia. Tuttavia, una volta diventati veri boomer si può anche dire: da giovani è normalissimo iniziare a categorizzare le cose del mondo per trovarvi più facilmente delle chiavi di lettura (oltre a tendere all’integralismo) e quindi può pure capitare di credere che esista un numero tutto sommato ristretto di artisti oggettivamente superiori. Convinzione rafforzata dal fatto che citarli fa guadagnare immediatamente il sacro rispetto dei partecipanti alla nostra alta conversazione di conoscenza musicale e fare contestualmente una bellissima figura, passando per uno/a che se ne intende. Da qui, insomma, la nostra lista di sette artisti da intenditori… O, per meglio dire, gli artisti da citare se si vuole passare per intenditori (si scherza, suvvia!).

Per quanto sia divertente scherzarci, ci sono degli aspetti oggettivi che questi artisti posseggono e che possono essere usati in maniera strumentale per stilare una sorta di “lista canonica degli artisti superiori”. Per esempio: di solito si tratta di beniamini della critica musicale, di veri innovatori e di artisti che lavorano moltissimo con la sperimentazione e cercano un’espansione della propria espressività al di là dei confini di genere. Quasi sempre si parla di virtuosi della tecnica musicale, di talentuosi reali. Inoltre, non va sottovalutato il tipo di consenso che molti di questi artisti generano nel proprio pubblico di riferimento, che può essere entusiastico e/o elitista. Come detto, provare a creare un gruppo chiuso di chi vale la pena ascoltare è un’attività oziosa, se non direttamente cretina, ma l’operazione può partire da reali motivi d’interesse che questi artisti possiedono e che, anzi, li rendono suggerimenti d’ascolto di valore, gusti permettendo.

Come sempre, il nostro elenco non ha pretese di esaustività: sono i nomi venuti in mente a noi e senz’altro se ne possono aggiungere altri. Peraltro, non vengono citate realtà di vera e durissima nicchia ma soggetti che comunque godono di fama, riconoscimento e successo più o meno globali. E, per quanto accada all’interno di questa costruzione vagamente satirica, citiamo artisti veramente eccellenti che meritano di essere scoperti, se non li si conosce, o riassaporati, in caso li si apprezzino già. Buona lettura!

The Mars Volta

Band nata a fine anni 90 per impulso di Omar Rodríguez-López e Cedric Bixler Zavala, rispettivamente chitarrista e cantante degli At The Drive-In, i Mars Volta vengono al mondo per ampliare gli orizzonti musicali dei due musicisti, all’epoca enormemente frustrati dai confini del genere a cui appartenevano gli At The Drive-In, ormai percepiti come ostacoli limitanti più che come binari identitari. Pur rimanendo fedeli a una vocazione rock che rimane come matrice della loro produzione, cercare di incastrare in uno o anche più generi i Mars Volta è semplicemente impossibile. Del resto, questo approccio variegato e mutevole è perfettamente coerente con la premessa stessa della formazione: sperimentare, osare, cercare. Senza fermarsi mai in un punto preciso. La band è una di quelle realtà che mantiene uno stile unico qualunque cosa faccia ma dalla quale aspettarsi un mix incredibile di influenze e riferimenti, mescolati da un’attitudine che taluni definiscono jazz. Spesso vengono etichettati come complesso art rock per via delle influenze che loro stessi citano e che trascendono non solo l’idea di genere musicale ma anche i confini della stessa disciplina, oltre a rivelare il loro approccio estremamente intellettuale alle sette note. I Mars Volta amano infatti elencare tra le loro ispirazioni Federico Fellini, Alejandro Jodorowsky, Pier Paolo Pasolini e Max Ernst: artisti che si sono dati al cinema, alla letteratura, alle arti figurative. Volendo, si tratta di una band che può essere considerata l’emblema di un certo gusto musicale ricercato e che ha sempre goduto di notevolissimo credito presso la critica musicale fino allo scioglimento, avvenuto nel 2013.

Fugazi

Potrebbe sembrare una contraddizione in termini ma non la è: per chi viene dal mondo del punk rock, i Fugazi rappresentano ancora oggi una delle avanguardie più notevoli, apprezzate e trasversalmente riconosciute. Per inciso, sono una delle influenze più nette per gli At The Drive-In, il gruppo madre da cui sono nati anche i Mars Volta di cui sopra. Attivi dal 1986 al 2003 (anche se formalmente non si sono mai sciolti e sono solo “in pausa”), i Fugazi si sono formati a Washington D.C. in un periodo in cui i componenti stavano cercando di espandere i loro orizzonti musicali oltre i confini dell’hardcore punk, che in quell’epoca era un po’ la massima frontiera del genere, specialmente sulla costa est degli USA. Figlia di esperienze precedenti, i Minor Threat e i Rites Of Spring, la band ha solidissime radici hardcore ma anche un’anima sperimentale inedita per il genere di riferimento e d’origine. Dissonanze, composizioni articolate in vere e proprie sezioni, ricerca sonora, produzione attenta e adoperata come un ulteriore strumento espressivo: tutto questo raramente si trova nelle realtà provenienti dal punk ma, invece, si tratta di ingredienti fondamentali della musica dei Fugazi. Contrariamente a ciò che si trova normalmente all’interno del genere, la musica del gruppo spesso non è di semplice accesso: il mancato riconoscimento mainstream non ha però impedito ai Fugazi di diventare molto influenti non solo nella scena punk ma proprio in tutto l’ambito del rock alternativo (soprattutto americano ma non solo), grazie al fatto di essere una band che piace tantissimo agli altri musicisti, oltre che ai critici musicali.

Dream Theater

Quasi esattamente coetanei dei Fugazi (ma provenienti da tutto un altro universo) sono i Dream Theater, una band che da quasi quarant’anni viene portata in palmo di mano da tutti i cultori della tecnica e della maestria nell’arte di suonare uno strumento musicale. Con grande ragione, detto per inciso. I Dream Theater fanno infatti della loro sconfinata abilità tecnica il loro principale strumento espressivo: di fatto, si tratta di un complesso formato da virtuosi dei rispettivi strumenti, in grado di suonare qualunque cosa e organizzare arrangiamenti di qualunque genere e tipo. John Petrucci, John Myung, Jordan Rudess e Mike Mangini sono infatti considerati tra i migliori suonatori al mondo dei loro strumenti (nell’ordine: chitarra, basso, tastiere e batteria) così come lo era il talentuosissimo batterista fondatore, Mike Portnoy. Ognuno di loro ha vinto vari premi e riconoscimenti grazie alla propria abilità. Cresciuti a pane e rock progressivo, i membri del gruppo hanno infuso nella loro musica la ricerca tipica del prog all’interno di una grammatica di base che invece è metal, creando una sintesi finale chiamata progressive metal che, oltre a essere diventata la loro incontrovertibile firma, è oggi considerata un genere a sé stante, con tanto di numerosissimi epigoni. Oltre ad aver inventato un genere, quindi, e a godere della stima di tutto il mondo del rock mondiale, i Dream Theater hanno conosciuto anche un grande successo globale, vendendo in tutto il mondo più di dieci milioni di dischi nel corso della loro quasi quarantennale carriera.

Sigur Rós

Nel nostro pezzo Breviario minimo di musica pop rock islandese di qualche anno fa, descrivevamo i Sigur Rós come una realtà in grado di essere apprezzata da moltissimi, in quanto: «Il loro rock è davvero accessibile a tutti: riflessivo, disteso, minimalista, ora cupo, ora serafico, ognuno lo può colmare con i propri significati e le proprie emozioni». Contestualmente, però, notavamo anche che la band – insieme con altre realtà post rock, lo stesso genere degli islandesi – non è mai riuscita a fare il definitivo salto di qualità a livello di notorietà, finendo per rimanere celebre solo presso un pubblico di nicchia. Ciò nonostante, i fan dei Sigur Rós restano tanti, tantissimi. Non solo: la loro poetica, il loro lirismo delicato e la loro capacità di intessere mondi musicali emozionanti e intensi sono sempre in grado di far guadagnare alla band nuovi consensi, perpetuandone il successo da un lato e conquistando i favori della critica dall'altro. La qualità media sempre molto alta degli album che la stampa specializzata riconosce al gruppo non può che inserirli di diritto in questa lista.

Brian Eno

Un conto è sapere chi sia Brian Eno, un conto è ascoltare la musica di Brian Eno come artista solista (il che non significa ascoltare gli artisti che, pure, ha prodotto). Studioso di teoria musicale (e lui direbbe anche di quella non-musicale), inventore della musica ambient, pioniere della produzione musicale, instancabile curioso di tutto il mondo del sonoro, cultore della diversità mondiale a livello di strumenti e melodie: Eno è tutto questo e pure di più. Non tutti conoscono la sua figura ma chiunque abbia approfondito un po’ la storia del rock, degli anni 70 e 80 in particolare, non ha potuto evitarla, perlomeno a livello di nome. Eppure, nonostante la sua importanza, la sua produzione musicale diretta resta avvolta da un’aura particolare, un bagliore che attira solo pochi eletti, considerando invece le masse che pure hanno consumato tanti dei suoi lavori come produttore. In realtà, chiunque abbia mai avviato un computer con installato Windows ’95 come sistema operativo: proprio quel jingle è un ottimo esempio dell’arte più recente del musicista inglese, diventato sempre più radicale nella ricerca sonora al punto da sostenere di essere un non-musicista, in quanto ormai lavora essenzialmente con campionamenti, registrazioni, montaggi e sovrapposizioni più che con degli strumenti musicali veri e propri. In ogni caso, Brian Eno resta uno dei nomi che vengono inevitabilmente citati quando si parla di artisti in grado di segnare la storia della musica pop senza però venire mai veramente investiti dal cono di luce che il mainstream genera.

Radiohead

Abbiamo parlato recentemente di Creep, il loro primo e maggior successo commerciale. Come si diceva allora, però, quel brano è oggi scarsissimamente rappresentativo dei mondi sonori che i Radiohead hanno saputo creare durante le fasi successive della loro carriera. Oggi, la band è una di quelle realtà che vengono citate sempre e comunque quando si cerca di individuare realtà che godono sia di consenso popolare, sia di apprezzamento della critica o che siano a cavallo tra riconoscimento pop globale e sperimentazione/innovazione reale. Tralasciando i primi due lavori non perché non belli ma perché più figli del loro tempo, da OK Computer a A Moon Shaped Pool i Radiohead non hanno prodotto moltissimi album ma hanno cercato di rinnovarsi e innovarsi ogniqualvolta si sono ritrovati in studio, sforzandosi di lasciare alle spalle le strade già battute in precedenza per misurarsi con qualcosa di nuovo (e, tendenzialmente, riuscendoci). Probabilmente, si tratta del gruppo più noto a livello mondiale tra tutti quelli citati nella nostra lista, nonché la realtà di riferimento per i critici musicali che cercano di opporsi all’idea diffusa per cui il rock “è morto” e non può più andare avanti.

Bonus track: Elio e le storie tese

Come dice sempre Elio stesso, il pubblico della band milanese si divide in due entità fondamentali: chi li ascolta «perché dicono le parolacce» e chi invece lo fa perché prigioniero della raffinatezza tecnica e compositiva del gruppo. Usando ancora una volta le parole del frontman della band, gli Elio e le storie tese nascono per «impegnarsi fino allo stremo nel realizzare grandi pu******e» (principio di base in cui lo stesso Elio sosteneva si riconoscesse pure Frank Zappa. L’aneddoto è emerso durante un racconto pubblico della loro collaborazione fatto dal complesso meneghino). Noti anche per essere musicisti eccellenti, gli Elii rappresentano un unicum assoluto in Italia: a fronte di testi e attitudine satiric-irririverent-comic-ridanciana, il gruppo vanta una bravura media eccezionale, che gli consente di spaziare tra qualunque genere musicale esistente senza mai concedere mezza deroga all’ironia di base.

Autore: Giorgio Crico

Milanese doc, sposato con Alice, giornalista ma non del tutto per colpa sua. Appassionato di musica e abile scordatore di bassi e chitarre. ascolta e viene incuriosito da tutto nonostante un passato da integralista del rock più ruvido.