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Storia delle Destiny’s Child: alle origini di Beyoncé - Prima parte

Gli anni 90 sono stati un decennio di profondo cambiamento, a livello musicale: si passa infatti dai primi anni molto rock ed elettrici – banalizzando: è il periodo del grunge e dei Nirvana – agli ultimi, decisamente più pop e densi di suoni sintetici e “gommosi”, spesso dolciastri. In mezzo, una miriade di tendenze diverse tra cui spicca una progressiva diffusione a livello mainstream di sonorità black grazie alla definitiva esplosione dell’hip hop e dell’affermazione dell’R’n’B su scala globale. Lungo tutto l’arco del decennio, sull’onda di un revival già cominciato negli anni 80, si rifanno vivi i gruppi vocali, che si ispirano alla tradizione americana del canto a cappella, ai collettivi armonici e a una certa tradizione canora di origini religiose più afroamericana (ma non solo).

Nella prima metà degli anni 90, mentre impazzano le boy band un po’ su entrambi i versanti dell’Atlantico, c’è chi lavora anche su una versione femminile di queste formazioni, pensando di riproporre una sorta di aggiornamento al terzo millennio delle Supreme di Diana Ross e di tutti gruppi canori al femminile che andavano forte tra gli anni 50 e 60. È la matrice di pensiero che porterà alla formazione delle Spice Girls nel Regno Unito e alla formazione di diverse band R’n’B afroamericane negli USA. Proprio su questo fronte, troviamo Matthew Knowles, un venditore di stampanti e fotocopiatrici Xerox trapiantatosi a Houston, Texas, che è padre di una bambina prodigio preadolescente di nome Beyoncé, la quale milita in un gruppo vocale chiamato Girl’s Tyme. Nessuno lo sa, in quel momento, ma è l’inizio di una storia di enorme successo che porterà alla nascita di una delle più grandi popstar degli ultimi vent’anni.

In Italia, dove l’R’n’B è sbarcato a spizzichi e bocconi senza mai affermarsi granché in quanto genere, a differenza del rap, le Destiny’s Child hanno attecchito solo nel momento del loro massimo fulgore e appena prima che la band si sciogliesse. Sull’onda di quell’avvenimento, è emersa come una fenice dalle proprie ceneri proprio Beyoncé, il cui successo solista oggi sovrasta agilmente (e di parecchio) quello ottenuto in gruppo. Tuttavia, negli USA, la formazione ha ottenuto consensi quasi fin da subito. Nel 1997, il gruppo – un quartetto composto Beyoncé, Kelly Rowland e da altre due ragazze, LaTavia Roberson e LeToya Luckett, all’epoca tutte sedicenni – firma il primo contratto, con la Columbia, e solo pochi mesi dopo riesce a piazzare un proprio brano all’interno della colonna sonora di Men in Black, il cui pezzo forte è il pezzo eponimo di Will Smith, che è anche co-protagonista del film.

L’anno seguente, le Destiny’s Child sono prontissime a dare alle stampe il loro primo album, che si chiama come il complesso. Il disco contiene il singolo d’esordio, No, No, No che funziona già piuttosto bene, guadagnando anche la vetta delle chart R’n’B statunitensi. Il successo è netto ma ancora piuttosto di nicchia, non va molto oltre gli States e rimane piuttosto confinato nell’alveo del mondo black. Matthew Knowles è compiaciuto ma non del tutto soddisfatto e si rimette alacremente all’opera, programmando un nuovo disco per l’anno successivo, il 1999, ma con produttori diversi. Il risultato del duro lavoro in sala di registrazione è The Writing's on the Wall, che diventa un vero successo internazionale e lancia nella stratosfera il quartetto, composto di ragazze a malapena maggiorenni. Inoltre, se il disco precedente aveva già timidamente spinto il proprio naso fuori da confini USA, il nuovo disco squassa le classifiche di mezza Europa, trainato dalla potenza del primo singolo – Bills, Bills, Bills, già numero uno delle classifiche di vendita generali USA, non più solo quelle di genere – e soprattutto del terzo, Say My Name, che funziona ancora meglio dei precedenti.

The Writing's on the Wall è disco d’oro in cinque Paesi e addirittura di platino in altri nove. Tra questi, però, non c’è il nostro, anche se è proprio il momento in cui le Destiny’s Child iniziano a godere di qualche raro passaggio in radio e, soprattutto, su Mtv con Say My Name (per la verità, piuttosto di rado). In Italia le conoscono almeno di nome in pochissimi e in molti meno le ascoltano veramente. Tuttavia, seppur dalle nostre parti qualcosa si sta muovendo, non è certo del Belpaese che il gruppo vocale ha bisogno per affermarsi, visto che si appresta a dominare le scene di tutto l’Occidente...

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Autore: Giorgio Crico

Milanese doc, sposato con Alice, giornalista ma non del tutto per colpa sua. Appassionato di musica e abile scordatore di bassi e chitarre. ascolta e viene incuriosito da tutto nonostante un passato da integralista del rock più ruvido.