Tastierista, bassista e producer, Max Mella, 27 anni, è stato un allievo storico di Cluster... chi l'ha conosciuto non se lo può scordare! Attualmente vive a Londra, ma il suo sogno è Berlino. In questa intervista ci racconta la sua evoluzione, umana e di musicista.

Ciao Max, ben trovato! Ci racconti un po’ il tuo percorso di studi?

Ho studiato a Cluster per dieci anni: ho iniziato dal pianoforte con Vicky Schaetzinger e Michelangelo Mazzari, per poi passare al basso. Come corso complementare facevo musica d’insieme con Massimo Dall’Omo e Leif Searcy e teoria, sempre con Massimo. Dopo Cluster mi sono trasferito a Londra per frequentare il triennio musicale in basso all’ICMP - Institute of Contemporary Music Performance.

Hai avuto un corso che ti ha formato in modo particolare?

Più che un corso in particolare, per me è stato importante l’intero ambiente di Cluster: tra lezioni e prove ci passavo davvero tanto tempo, e più ero presente, più ne ero coinvolto, e più ero coinvolto, più la musica diventava il mio futuro. Ricordo tanti incoraggiamenti, ma anche tanti cazziatoni, grazie ai quali ho sempre trovato la motivazione per arrivare ad eccellere.

E della tua carriera cosa ci dici?

Ho iniziato a vivere la musica come una professione da quando vivo a Londra: mi sono trasferito qui a 19 anni proprio perché sapevo che restando in Italia non avrei potuto avere un futuro come musicista a tempo pieno… o quanto meno sarebbe stato molto più complicato! A Londra invece sono riuscito a vivere bene di musica fin da subito: durante gli anni in cui ho studiato all’ICPM ho lavorato principalmente in function band, mentre dopo la Laurea ho iniziato a suonare come turnista in varie band… con una in particolare, Lexie and the Kill, eravamo andati anche in tour di supporto con Blondie! Poi sono passato all’insegnamento e ho avviato uno studio di registrazione per fare produzione musicale.

Come è cambiata la tua professione durante il COVID?

Eh… in tante cose! Prima del COVID suonavo dal vivo nei locali con Giuliana Iazdec, in un duo basso e voce, insegnavo pianoforte ai bambini nelle scuole e producevo musica originale per me stesso o per altri artisti. Al momento è tutto in pausa, ho quindi deciso di concentrarmi su due progetti per me importanti: con il mio amico chitarrista Sheldon Agwu ho scritto In between lessons, il mio primo EP, mentre con Alessandro La Barbera ho dato vita a a.BluBox, un progetto di genere elettronico – sperimentale. Entrambi sono stati da poco rilasciati su Spotify.

Progetti post pandemia?

Vorrei naturalmente tornare a suonare dal vivo, magari per un tour! Inoltre trovo stimolante l’ambiente berlinese, dove mi piacerebbe trasferirmi e portare avanti sia la carriera di producer, sia quella di bassista.

Come mai hai scelto proprio il basso?

A dirti la verità non saprei darti una motivazione precisa, anche perché all’inizio, da bambino, studiavo pianoforte. Ricordo solo che un giorno, in Cluster, vidi suonare il basso da allievi più grandi di me e ne rimasi folgorato. Fu quasi un richiamo dell’anima!

Ti va di raccontarci un aneddoto di quando studiavi in Cluster?

Ce ne sono tanti… ma forse quello che mi porto dentro più degli altri riguarda un saggio di fine anno: ero piccolo e dovevo suonare Blue rondo a la turk al piano. Ero terrorizzato, non volevo assolutamente esibirmi davanti a un pubblico, quindi per svicolare da questa situazione dissi a Vicky che non mi sentivo bene e che non avrei suonato. Lei naturalmente capì subito cosa stava succedendo e quasi mi obbligò a salire sul palco ed esibirmi… andò talmente bene che non ho più smesso di suonare dal vivo

Autore: ClusterTeam con la preziosa collaborazione di Martina Lampugnani

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